Agrumi e olivi ornamentali di Sicilia, ne parliamo con Michele Isgrò

Affacciato al Golfo di Patti, di fronte alle Isole Eolie, nella fascia tirrenica della provincia di Messina, Terme Vigliatore si pone in evidenza nel settore vivaistico, nella produzione di piante di agrumi e di olivi ornamentali. A parlarne è Michele Isgrò, imprenditore, già membro di “Asproflor-Comuni fioriti” e attuale promotore di “Vivo in Sicilia”.

“L’attività conta circa centocinquanta aziende specializzate e si estende ai comuni di Mazzarrà Sant’Andrea, in cui il vivaismo ha origine con la dominazione araba, a Fùrnari, a Falcone e a Milazzo – spiega -. L’espansione, che ha creato speranza di lavoro, si è resa necessaria per ovviare alla mancanza di terreni, saturi di aziende. Complice poi la crisi degli anni Novanta, la vocazione agricolo industriale della vendita di alberi da frutto da pieno campo ha dovuto reinventarsi. È così che alcuni giovani imprenditori provarono a proporre piante di agrumi, e successivamente di olivo, come verde ornamentale per giardini, balconi e terrazzi, partendo dal seme, all’innesto. In Italia esistono altri territori di produzione, ma tutto parte dalla Sicilia. La destinazione iniziale delle piante era il Nord Italia, in seguito si aggiunse l’Olanda e oggi la vendita, definita in dieci milioni di esemplari, è diffusa in tutta Europa. Parliamo di prodotto in coltivazione, giovane e finito; di quest’ultimo contiamo due/tre milioni di piante, di cui soltanto il 20% rimane in Italia”.

Riguardo la sostenibilità ambientale, per proteggere le colture da fitofagi e malattie, in un’ottica più di prevenzione che di cura, come ci si muove?

“Premesso che la nostra produzione conta soprattutto sull’olivo, alberelli tipo bonsai, è bene dire che, oltre a essere una filosofia aziendale, rispondiamo a richieste precise degli acquirenti. Possediamo la certificazione internazionale MPS, che si ottiene lavorando a basso impatto. Diciamo che gli scambi continui con popolazioni culturalmente diverse dalla nostra, ci ha permesso di crescere molto anche sotto il profilo della tutela ambientale”.

Oltre alla commercializzazione, sono presenti vivaisti collezionisti che possiedono fino a duecentottanta varietà di agrumi provenienti dal mondo. “Fra i più chiacchierati del momento c’è il finger lime, Citrus australasica, detto ‘caviale degli agrumi’, un piccolo limone originario dell’Australia, i cui spicchi grandi come un chicco di riso, se schiacciati fra i denti, esplodono come le caramelle frizzanti di una volta. Il prodotto costa 200 euro al chilogrammo, motivo per cui l’agrume è utilizzato da chef alla ricerca di esperienze sensoriali. Della limetta delle Isole Mauritius, il Citrus hystrix, invece, si consumano le foglie. Fra le varietà rare, abbiamo l’agrume più piccolo del mondo, il mandarino progenitore del kumquat, il Fortunella hindsii, che raggiunge la dimensione di un centimetro di diametro, con la struttura interna simile a quella del mandarino, ed è commestibile. Tutti gli agrumi si possono mangiare, ma alcuni sono poco apprezzati”.

Anche Isgrò possiede una varietà di mandarino che suscita l’interesse dei collezionisti: “Una decina di anni fa mi imbattei in un alberello che m’incuriosì. Il primo frutto arrivò a pesare un chilo e cento grammi, con un diametro di ventidue centimetri. Lo portai all’Istituto sperimentale per l’agrumicoltura di Acireale e lo definirono un King of Siam”.

Come interpreta il futuro del vivaismo siciliano in termini di impatto economico e occupazionale?

“Il nostro prodotto è molto richiesto, quindi il mercato è vivace, anche perché nel tempo abbiamo affinato la tecnica, adottando pratiche agronomiche, potature specifiche che favoriscono l’apparato fogliare e fruttifero, e il prodotto, oltre a essere edibile, incarna i colori del mediterraneo. Il problema è nella mancanza di manodopera. Da noi lavorano molti extra comunitari, tutti in regola e lo sottolineo, perché ormai sono professionisti del settore, ma facciamo fatica a trovare manodopera locale, giovani. È vero che c’è disoccupazione, ma è anche vero che lavorare nell’agricoltura è faticoso. Per contro, è interessante constatare come ci siano parecchie nuove leve, figli di vivaisti che proseguono l’attività di famiglia. Del resto è un lavoro che si può fare nascendo in azienda. Anche a me e a mio fratello è accaduto così. Ci vuole esperienza e conoscenza, come in tutti i settori. Non si può inventare dal nulla. Ci sono piccole nozioni che si tramandano nel tempo”.

Anna Arietti
Immagini messe a disposizione da Michele Isgrò
Seguono due video presentazione.

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