Il cane al guinzaglio, l’educazione diventa cultura

Se il cane entra sempre più nelle nostre vite con orgoglio e rispetto, non di meno dovremmo pensare a lui quando lo lasciamo libero. Senza guinzaglio. Perché se ne incontriamo di trulli trulli, ci può essere anche quello che gli gira male e ci mostra i denti. Digrigna. Come dobbiamo comportarci?

“La cosa migliore da fare quando si incontra un cane che ringhia, che è un segnale di avvertimento, è di ignorarlo, cercando di mantenere la calma. In questa situazione difficilmente il cane morde – spiega Mirco, operatore del canile di Cossato -. Scappare invece significa attivare nell’animale l’istinto predatorio; cercherà di attaccarci andando a mordere il polpaccio. Quindi rimaniamo fermi, manteniamo il controllo, anche perché il cane sente il nostro battito cardiaco e avverte l’aumento della sudorazione. Se ci troviamo su un territorio suo, è buona cosa indietreggiare lentamente, con calma, girandoci su un fianco, su cui si trovano i nostri organi molli, che per il cane equivale a una resa. Nei cani educati di norma vige una forma di rispetto. Comunque sia mai dare le spalle. Mai agitare un bastone. Nel caso di animali che proteggono la proprietà, la loro casa, sono messaggi di sfida”.

Responsabile del cane è sempre il proprietario che ne deve gestire il controllo, pena sanzioni amministrative finanche penali, ma ricordiamo che in alcune situazioni l’animale può agire in libertà. Pensiamo alle operazioni di soccorso o nella gestione di mandrie e greggi, nei pressi di alpeggi e pascoli.

Il presidente dell’Associazione Animali solo per amore, Giuliano Mosca, che si occupa del canile di Cossato, ritiene che la prevenzione si attui utilizzando il metodo persuasivo del bastone e della carota, che unisce imposizione e consenso. Chiaramente non nei confronti del cane, ma del proprietario. 

“Al canile di Cossato nel 2018 sono entrati 573 cani; di questi, 105 sono risultati privi di microchip. Animali che se non vengono rivendicati dai proprietari rimangono in carico alla struttura, dotati di microchip, e se occorre, curati ed educati in modo da renderli idonei all’adozione. La fonte del problema, del cane che circola senza guinzaglio, è da ricondurre nelle cascine. Molti degli animali che accogliamo provengono da lì”.

Una corretta prevenzione, oltre a creare sicurezza per i pedoni, farebbe risparmiare denaro alle amministrazioni comunali, che sostengono le spese di mantenimento del cane recuperato.

“La normativa che impone il microchip dice che il controllo sull’identificazione del cane spetta alla polizia municipale – conclude Mosca -. Nei piccoli paesi questa figura non esiste, è vero, ma tutti gli altri dovrebbero dotarsi di buona volontà e provvedere. La legge poi non definisce come eseguire la verifica; diciamo che si potrebbero fare dei controlli a campione. Se tutti i cani avessero il microchip, rintracceremmo facilmente i proprietari. La cura si fa con il bastone e la carota, perché l’educazione che si impone nel tempo diventa cultura. E tutto parte dal rispetto di una normativa”.

testo di Anna Arietti

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pubblicato anche su Bi.T quotidiano il 24 gennaio 2018

Titolo originale: Il cane al guinzaglio, e l’educazione diventa cultura