“Nel lavoro mettiamo l’anima, cercando di reinventarci”

Credere nell’attività di un negozio di un piccolo paese non è più cosa da tutti. Non con l’andazzo che viviamo. Ci sono però storie che rincuorano. Perché festeggiare dieci anni di esercizio e volerlo condividere fa ripensare il mondo.

È il 28 ottobre 2008 quando Barbara, all’epoca 36enne, e il marito Alessandro, 38enne, aprono “Il Golosone”, negozio di generi alimentari a Lessona, località biellese, poco più di 2.700 abitanti.

Tutto inizia con la ristrutturazione del locale. Esattamente loro dicono: “ci lanciamo”, che meglio rende il senso dell’avventura. “In quegli anni la crisi si sentiva forte e tanti pensavano fossimo matti. Arrivati al giorno dell’apertura, guardandoci negli occhi, ci siamo domandati cosa stessimo facendo. Ci sentivamo presi dal panico, sentimento che è rimasto con noi per un bel po’ (non che oggi si dorma sonni proprio tranquilli). Siamo partiti con il negozio quasi vuoto. Avevamo fatto la spesa come se fosse la nostra, di casa. Comprati quattro pacchi di biscotti, li avevamo sistemati in grandi ceste di recupero. Volevamo puntare sui prodotti da banco, il pane e pochi altri generi di prima necessità. La frutta e la verdura le abbiamo introdotte in seguito, idem il vino e i detersivi. Con il crescere delle richieste, abbiamo inserito il banco della carne fresca, che va venduta giornalmente, dapprima quella bianca, il pollame, poi la rossa. Ed è così che arriviamo a oggi, in cui disponiamo di una varietà tale di prodotti che non sappiamo neppure più dove esporli”. 

Il sapere si acquisisce, tenendo conto che il servizio offerto da un negozio di paese comporta sacrifici, alzarsi presto al mattino, affinché tutto sia pronto per l’ora di apertura, e andare a letto tardi la sera, perché si deve pulire, tenere in ordine come vogliono le normative, ma soprattutto perché deve essere già predisposto per il giorno successivo.

Ad Alessandro e Barbara la determinazione non manca e nel 2018 ristrutturano un’altra volta il locale, “di nuovo un gesto da pazzi”. “Abbiamo deciso di proseguire, nonostante la burocrazia deprimente. Trascorriamo più tempo a compilare dichiarazioni, schede e tracciati e a seguire corsi che a dedicarci al nostro mestiere. Eppure andiamo avanti, cercando di reinventarci, come la cena sotto le stelle in estate, che avvicina le persone”. 

A fare la differenza è l’umanità, quel saper vivere insieme fatto di incontri. Gestire un negozio significa possedere la capacità di confrontarsi con tutti. Pure con chi si rivela più diffidente, perché sono quelle le persone che quando ritornano, quando si affezionano, ti incoraggiano ad andare avanti.

“I clienti li conosciamo tutti. Sappiamo cosa desiderano e cerchiamo di accontentarli. È un rapporto basato sulla fiducia. L’altro aspetto bello è che il nostro negozio è anche luogo di aggregazione. Le persone si ritrovano per chiacchierare e spesso ci coinvolgono, si confidano. Ma c’è pure chi ci sgrida, ci fa notare che abbiamo sbagliato qualcosa. È umano che succeda, e se la segnalazione è sincera, l’apprezziamo. Ci aiuta a crescere”. 

Barbara e Alessandro propongono la gastronomia preparata come si fa in casa. Piatti da consumare in giornata, e te lo dimostrano indicando il “bagnèt”, la lingua in verde, che è fresca, perché se la guarderai domani il prezzemolo si sarà ossidato, sarà nero. “I nostri unici conservanti sono l’olio, l’aceto e il limone. Il nostro modo di operare è legato all’esperienza, alla scelta di puntare alla qualità. Nel tempo libero, sempre poco, andiamo alla ricerca di prodotti particolari. Osserviamo le preparazioni altrui, perché c’è sempre da imparare. Partecipiamo alle fiere. Conosciamo tutti i nostri fornitori. No, forse ce ne manca uno”.

Nei primi cinque anni l’attività è gestita da Barbara, con un aiuto esterno. Alessandro arriva nel pomeriggio, dopo aver terminato l’orario di lavoro altrove, come macellaio. “Il Golosone” è un sogno che si avvera, soprattutto per lei, che lo definisce “un mio pallino”. Alessandro, essendo figlio di commercianti, un’idea l’ha sempre avuta. “Sono nato e cresciuto in negozio – precisa -. All’età di vent’anni, quando i miei amici uscivano a divertirsi, io ero rilegato alla pulizia del girarrosto. Quando ho trovato lavoro da dipendente mi sembrava di sognare. Poi cosa è successo? Ho sposato Barbara e insieme abbiamo aperto il negozio e acquistato un’attrezzatura per lo spiedo ancora più grande”. La cosa fa sorridere Alessandro. “Se però non credessimo davvero in quello che facciamo, se non ci mettessimo l’anima ogni giorno, non potremmo essere qui a raccontarci”.

Testo e foto di copertina di Anna Arietti

Le altre immagini sono messe a disposizione di Cartabiancamedia da Alessandro e Barbara

1il giorno dell’inaugurazione – 28 ottobre 200823

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