La corsa da vincere insieme

I più atletici scattano come grilli. Da un’ora buona intraprendono corsette in tutte le direzioni. Indossano scaldamuscoli per polpacci e orologi all’ultimo grido. Gli sportivi della domenica invece fanno selfie, chiacchierano. Ridono. È la “Corsa della speranza” organizzata dall’omonimo comitato pro Fondazione Edo ed Elvo Tempia di Biella la quarta domenica di settembre per sostenere la ricerca contro il cancro.

Il mini giro per i bambini parte alle 10; l’altro, con i podisti e il variegato pot-pourri di camminatori, famiglie con passeggini, cani al guinzaglio, palloncini colorati, gruppetti di giovani pensionati, amiche inseparabili e ragazzini in bici, inizia alle 10.30. 

Al via ci sono anch’io, che non so a quale categoria appartengo. Cammino spesso, un po’ corro. 

Sento parlare di quasi un migliaio di iscritti che si spalmeranno su un percorso cittadino di cinque chilometri e mezzo.

È una baraonda felice. Alcuni partecipanti si fanno prendere dall’entusiasmo, scattano convinti, ma li ritroverò due chilometri più avanti all’ombra di un albero. Molti conquistano il passo regolare quando il sole finisce dietro a una nuvola e l’aria settembrina si fa sentire.

Capita poi quella che vive in un mondo tutto suo. Una donna alla guida di una Cinquecento sbraita e suona il clacson perché le è stato imposto di accostare un attimo, giusto il tempo per far passare la corsa.

È un fermento che stimola, incoraggia. Voglio dire, il camminare, il correre, il ritrovarsi insieme. E non è certo una macchietta che turba. Anzi. È l’occasione che fa comprendere di essere davvero tanti. Ma attenzione. All’improvviso tutti si scansano, chi a destra, chi a sinistra, e davanti a me, nel varco, sul marciapiede, appare una cacca enorme (di cane).

Lasciati alle spalle i disagi e sorbiti i commenti di disapprovazione dei compagni di viaggio, riprendo il passo. Girato l’angolo incontro quelli “di ritorno”, gli sportivi, che avendo già tagliato il traguardo, fanno gli esercizi per smaltire la fatica accumulata nei muscoli. L’hanno presa seriamente loro, ma rimane una corsa non competitiva, una camminata ludica.

Gli organizzatori, per voce del presentatore Paolo e della mano del piccolo Mauro che estrae da uno scatola i numeri dei pettorali, assegnano a sorte dei premi. 

È “la corsa da vincere insieme”, leggo sulla locandina dell’evento, a cui si “partecipa col cuore e con le gambe”, che oggi, sia come sia, sento già un po’ vinta.

Anna Arietti

(testo e fotografie)

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