“Na fërvaja dël mè amor” (Una briciola del mio amore)

La nebbia sale verso la montagna. Piove. Sembra autunno, ma l’atmosfera rimane calda, accogliente, nel piccolo Tempio valdese di Piedicavallo, ultimo paese dell’Alta Valle Cervo, vicino a Biella, in cui il primo fine settimana di settembre la funzione si svolge in piemontese. Un’occasione che sentiamo di comunione, di vicinanza fra le persone. Un momento di cultura. Di conoscenza.

Nei primi banchi, risoluto nell’affrontare i preparativi, incontriamo Massimiliano Zegna, cultore della dottrina valdese e giornalista, che terrà l’omelia in piemontese, tradotta da Giorgio De Montagu.

Bundì a tucc – esordisce -. Prima d’ancaminé cost servisi religios, am piasrìa arcordeve an doe paròle d’anté ch’a sàuta fòra la tradission an piemontèis an cost templi valdèis ëd Pètcaval. La mëssa an piemontèis a l’era nen stàita acetà da la gesa catòlica, bele se ‘l Concilo Vaticano II a l’ava dacc ël përmess ëd dovré le aussìdite lengue volgar tan’me italian e fransèis për le Mësse (che fin-a andoca a j’ero an latin). Ma ‘l piemontèis, bele s’a l’è na lengua neolatin-a con tant ëd gramàtiche e con na soa sintassi diferenta da l’italian e dal fransèis, a l’era nen ëstàit considerà degn da esse dovrà për na mëssa. Parèj Jaco Calleri (Giacomo Calleri, scrittore e difensore della lingua piemontese, 1928-2008) bonànima a l’èja dije parèj al mai dësmentià Tavo Burat (Gustavo Buratti Zanchi, scrittore, giornalista, politico, 1932-2009): E se nui andèisso a bate a l’uss dij Valdèis?” *.  È così che il pastore dell’epoca, Ernesto Ayassot, convalida la proposta per la “gesia dij picapère”, il Tempio di Piedicavallo appunto, costruito nel 1895 dagli scalpellini della Valle.

Ancora dalla premessa, riprendiamo un passo caro a Zegna, che traccia il pensiero di Tavo Burat: “A l’è sempe restame ant la ment la soa descrission ch’a fasìa për le nòsse montagne. Montand su për coste montagne ij confin (…) a sparisso. Da lassù tut a smija ancor pu unì, ancor pù visin! E a l’è parèj che j’oma da fé nui. Eliminé j’ostàcoj dij nòss caràter, dij nòsse lengue, dij nòsse costume. Sòn a veul pa dì d’anvalé, spiané, omologhé. An efèt a l’è giust ch’i tenoma vive le nòsse costume, le nòsse lengue, ij nòss dialet, le nòsse identità, ma al midem temp (…) I l’oma d’amprende a vive ansema a përson-e con lengue diferente, religion diferente, ëd rasse diferente. I dovoma anrichisse d’àutre colture sensa perde la nòssa. A l’è ‘dcò costa la scomëssa ma fin-a l’essensa ‘d cost sevissi religios (…)” **.

A presiedere l’assemblea è il pastore Marco Gisola, che ci spiega come si svolge la cerimonia nella Chiesa evangelica valdese: “La liturgia avviene in italiano ed è un momento diverso dal culto, dai canti e dai sermoni – dice -. La centralità si rifà alle letture tratte dalla Bibbia e al commento. Il momento teologico, la lode, inizia con il ringraziamento, la confessione del peccato e prosegue con l’annuncio del perdono di Dio. Nel percorso si ascolta la Parola. La conclusione avviene con la preghiera di intercessione, in cui non si prega per noi, o per la chiesa, ma per il mondo. La comunione è prevista una sola volta al mese”. Avvertiamo un senso di linearità. Ordine. Vera sobrietà.

La predicazione commenta un passo della Bibbia sulle beatitudini. Piace quel modo di Zegna di bussare alla porta dell’anima, di far riflettere e di congedarsi con discrezione:(…) i sper d’avèj tramëttuve na fërvaja dël mè amor për Gesù che, për mi e për tucc nujèt, a rapresenta la fòrsa për seguité a vive con dignità e con gòj” ***.

Ad accompagnare la funzione provvede il Gruppo strumentale Morzano, nove musicisti, diretto dal maestro Massimo Barberis, anche direttore della Filarmonica di Cavaglià, che propone brani dall’Innario cristiano, tradotti in piemontese da Camillo Brero. Al termine della cerimonia, seguono ancora un intrattenimento musicale e l’aperitivo nella vicina locanda. Arrivano pure i saluti di Bruna Buratti, moglie del Tavo, che giustificata dai suoi bei anni, non è in chiesa.

Felicità in piemontese si può tradurre con boneur, “buona ora”, la medesima che distingue la giornata, anche l’ultima del Bookfest Piedicavallo, la rassegna di cultura e musica, promossa dalla Chiesa valdese, in collaborazione con la Libreria Claudiana di Torino, con l’aiuto di volontari e con il sostegno di Piedicavallo music festival. 

Anna Arietti

(testo e fotografie)

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Seguono la traduzione del testo proposto in piemontese e la documentazione che per scelta narrativa non è stata inclusa.

* “Buongiorno a tutti – esordisce -. Prima di iniziare questo servizio religioso, mi piacerebbe ricordarvi con due parole come nasce la tradizione in piemontese in questo tempio valdese di Piedicavallo. La messa in piemontese non era stata accettata dalla chiesa cattolica, anche se il Concilio Vaticano II aveva dato il permesso di utilizzare le cosiddette lingue volgari come l’italiano e il francese per le messe (che fino ad allora erano in latino). Ma il piemontese, seppure sia una lingua neolatina con tanto di grammatica e con una sua sintassi, diversa dall’italiano e dal francese, non era stata considerata degna di essere utilizzata per la messa. È stato così che Giacomo Calleri, bonanima aveva detto al mai dimenticato Gustavo Buratti: E se andassimo a bussare alla porta dei valdesi?”. 

** “Mi è sempre rimasta in mente la descrizione che faceva delle nostre montagne. Salendo su per questi nostri pendii i confini (…) spariscono. Da lassù tutto somiglia ancora più unito, ancora più vicino! Ed è così che dobbiamo fare noi. Eliminare gli ostacoli dei nostri caratteri, delle nostre lingue, dei nostri costumi. Questo non vuol dire fare un tutt’uno, spianare e omologare. In effetti è giusto che teniamo vivi i nostri costumi, le nostre lingue, i nostri dialetti, le nostre identità, ma allo stesso tempo (…) noi dobbiamo imparare a vivere insieme a persone con lingue diverse, religioni diverse e razze diverse. Dobbiamo arricchirci della cultura altrui senza perdere la nostra. È questa la nostra scommessa, ma anche l’essenza di questo servizio religioso (…)”.

*** “Spero di avervi trasmesso una briciola del mio amore per Gesù che, per me e per tutti noi, rappresenta la forza per vivere con dignità ed entusiasmo”.

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Percussioni: Maria Tomasoni e Vito Oliva.

Basso tuba: Paolo Perrier e Ada De Curtis.

Euphonium: Alberto Cardona.

Trombone: Michela Oliva.

Sax contralto: Alessio Oliva.

Clarinetto : Mariangela Carando.

Sax contralto e sax soprano: Roberta Novello.

Dirige il Maestro Massimo Barberis

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