Non accontentiamoci

Difficilmente chiediamo a un imbianchino cosa fa nella vita oltre a “dare il bianco”. Perché allora scrivere solleva un sacco di dubbi?

La professionalità nell’ambito della comunicazione spesso non è riconosciuta. Ma se è plausibile pensare che manchi informazione, non è perdonabile chi finge di non conoscerne la valenza, per poter poi ricamare sul prezzo.

Dietro alla costruzione di un testo, di un video o di una foto, ci sono ricerche, verifiche. C’è attrezzatura (costosa!). Ci sono ore di preparazione pre e post produzione e una formazione continua. È una questione di conoscenza della lingua e del contesto in cui si opera, ma anche di sensibilità. La qualità si cerca nel taglio, nelle luci, nei colori e nei suoni. Sempre nelle emozioni.

Comunicare è indispensabile, è alla base dei rapporti umani, ma saperlo fare non è scontato – che poi vale per qualunque lavoro ben fatto -. Impegnarsi con le persone chiede umiltà. Significa mettersi quotidianamente in discussione. Comunicare del resto vuol dire rendere partecipi, mettere in comune.

Un pensiero poco limpido, o un’inquadratura storta, magari tocca ugualmente il cuore, ma ci rimane per poco. Per generare idee confuse e informazioni monche ci vuole un attimo, riparare al danno può richiedere molto tempo. 

La mole di informazioni di cui disponiamo on line e in forma cartacea è ottima, ma diventa indispensabile saperla scegliere. Non tutte le fonti sono oneste e lo sappiamo. Ricordiamo allora di andare oltre. Di porci domande. Di non accontentarci.

Il pensiero è un invito a selezionare! Quandanche a pensare che un libero professionista possiede un numero di partita iva. Pertanto finiamola di credere che sia possibile cavarsela con un invito a pranzo. Il convivio rimarrà una pura cordialità fino a quando anche lo Stato accetterà pari moneta per saldare bollette e tasse.

Cerchiamo di farcene una ragione: occuparsi di comunicazione è una professione ed è necessariamente utile. Pretendiamo anche che sia fatta a regola d’arte.

Anna Arietti

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