Il rifugio Rosazza, punto tappa Gta

Si definisce la montagna in persona; cuoca per mestiere e mamma e moglie nella vita, Claudia Comello, 45 anni, è il gestore del rifugio Rosazza in Alta Valle Oropa, a quota 1850 metri. “Lavoro in cucina da tanti anni. Ho iniziato seguendo i concerti in tournée, poi presso altri rifugi, di colleghe – spiega -. Quando sono diventata mamma è diventato difficile coniugare l’attività da dipendente con la vita di famiglia. E’ stato così che ho preso la decisione di provare a gestire un rifugio e lo sto facendo ormai da sette anni. La scelta del luogo non è stata casuale. Io senza la montagna non so stare. In estate mi piace viverla correndo e in inverno adoro praticare lo sci alpinismo. Conosco ogni sentiero. Una parte di me è sempre in montagna, anche quando scendo a valle. La mole di lavoro è sostenibile e posso occuparmene da sola. La famiglia mi raggiunge nel fine settimana”.

Il rifugio Rosazza apre in estate, nei fine settimana di maggio e dal primo giugno al 10 settembre, tutti i giorni. Se il meteo lo consente, l’attività prosegue nei fine settimana fino al 15 ottobre.  “La struttura è antichissima – prosegue -; è ancora una di quelle in pietra e legno e si erge sulle fondamenta del precedente rifugio Mucrone. Il riscaldamento è a legna. La cucina è casalinga. Venire qui significa ritrovarsi a casa, ma con la cuoca a disposizione. Quest’estate anomala, con tanto sole, qui di solito è nuvolo!, mi sta permettendo di lavorare. Gli ospiti che si fermano per la notte sono prevalentemente turisti tedeschi che percorrono la Grande traversata delle Alpi. Sono appassionati di montagna che scelgono di impostare così le loro vacanze e il mio rifugio diventa un punto tappa. Il turismo qui è soprattutto giornaliero. Sono persone che vengono a fare la passeggiata; si fermano a mangiare la fetta di torta, il panino o il piatto di polenta concia. Sono accoglienze limitate perlopiù nei fine settimana o nel periodo di Ferragosto, sempre se il tempo è favorevole”.

Il rifugio si raggiunge in un’ora e venti di cammino seguendo il sentiero D13 che parte da Oropa, oppure si può prendere la funivia e scendere a piedi, camminando soltanto cinque minuti. “La cucina che propongo è completamente costruita da me; non voglio chiamarla proprio piemontese perché contiene tanti sapori mediterranei. Offro antipasti come il tomino con la marmellata di cipolle, la lingua in salsa rossa, i pomodori secchi conservati sott’olio e i vari salumi e formaggi. Non mancano mai la polenta, lo spezzatino e la salsicetta con il pomodoro. Tutti i giovedì sera organizzo la cena dedicata agli skyrunner, i ragazzi che costantemente si allenano per fare le gare di corsa in montagna. Questo appuntamento, ormai diventato una tradizione, si è trasformato in una festa dell’amicizia. Ci si ritrova tutti insieme e nel corso degli allenamenti si fa anche una garetta di corsa in montagna. Comunque, qui da me possono arrivare tutti. Il percorso è adatto alle famiglie con bambini. Il Rosazza è il primo punto tappa che si incontra lasciando il Santuario. È una passeggiata tranquilla, per  nulla devastante. La tendenza però non è più quella di una volta, quando i genitori alla domenica portavano sempre i figli in montagna. Questa cosa purtroppo si è un po’ persa. Del resto… anche i miei due figli appartengono alla cordata di quelli che si annoiano se non hanno il cellulare. Anche qui è arrivata l’informatica, invece di guardare cosa c’è fuori. Questa è una lotta che sento di aver perso, pur offrendo una vita molto spartana. Nei tempi morti il cellulare ce l’ha vinta”.

La struttura dispone di diciotto posti letto. “Sono camerette da due o da quattro letti – conclude -; non ho il camerone, come accade in tanti rifugi. Sono stanzette piccole, due delle quali sono matrimoniali; una disposizione che di solito nei rifugi non si trova, però piace molto. Quando la propongo le persone mi fanno una faccia compiaciuta. E’ una sorta di comodità poter dormire senza avere un altro letto appiccicato alla faccia. Vorrei aggiungere una nota all’intervista, valorizzando il nostro Mucrone, di cui si parla poco. Con un’ora e trenta di cammino dall’arrivo della funivia si raggiunge la cima. È una passeggiata alla portata di tutti. Da lassù si gode di un panorama davvero speciale. La visuale spazia dal Monviso al Monte Rosa e più in basso si vedono il Biellese e il Canavese. Ne vale la pena. Merita farci un giro”.

Anna Arietti

pubblicato su “La Nuova Provincia di Biella” il 5 agosto 2015

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