Il rifugio Capanna Renata

Ritemprarsi in un giorno è possibile. Anche se non si è amanti della montagna, basta prendersi la briga di salire al rifugio Capanna Renata, a quota 2391 metri in Alta Valle Oropa, per ricredersi.

La struttura si raggiunge con una scarpinata di tre ore, partendo da Oropa, oppure prendendo la teleferica prima e la cestovia dopo. Al rifugio si incontra Chiara Biondi, 40 anni, che lo gestisce da sei con il marito Yoselito Lanari. All’ingresso c’è una scritta che invita gli ospiti a lasciare gli zaini fuori dalla porta, inteso come i pesi della città, per trascorrere una giornata di condivisione, in amicizia.

“C’è anche la lavagna sulla quale abbiamo scritto ‘in questo rifugio si accettano abbracci’ – spiega Chiara -. Queste strutture si distinguono per la loro capacità di accogliere. Siamo finiti quassù per passione. Sembra banale, ma è stata una sfida grande, a partire dal rifugio, che era stato abbandonato a se stesso, alla cestovia, che all’epoca della nostra decisione funzionava a singhiozzo. Il nostro è un sogno che si realizza. Tutto funziona grazie agli amici che ci hanno dato una mano con gli interventi di manutenzione e hanno reso grande il rifugio. Senza di loro saremmo nessuno. E questo si respira. Gli ospiti lo notano. Ogni muro accoglie un messaggio o un oggetto che ci è stato donato nel corso del tempo. Non è un museo, come può apparire. È un angolo di mondo per tutti, per chi vuole lasciare un segno. Il passaggio di ogni ospite fa la differenza per noi”.

Il rifugio è aperto da fine giugno a settembre e nei fine settimana invernali. Nei periodi in cui l’attività in quota è ferma, Chiara è impiegata d’ufficio e Yoselito è vivaista. Il servizio di ristoro offre piatti di cucina piemontese di montagna e piatti vegetariani. Molte delle verdure arrivano dall’azienda agricola di famiglia.

“In inverno lavoriamo con i Biellesi che amano praticare attività sportiva con le ciaspole o lo sci alpinismo. Amano il monte Camino per la vista panoramica che spazia dalla Capanna Margherita al Monte Rosa, dal Monte Bianco al Grand Combin, dal Gran Paradiso alle Alpi liguri fino a Torino, ma anche perché abbiamo la cestovia che offre l’opportunità di salire facilmente e di scendere con gli sci. In estate lavoriamo con i tedeschi, gli olandesi, i francesi e qualche svizzero. Gli italiani, a volte, arrivano a gruppi, dal Cai di Genova o di Alessandria. Da noi passano diverse corse in montagna e si svolge la festa degli alpini. Quest’anno è stato commovente accogliere don Remo Baudrocco che nonostante un infortunio, ha voluto esserci. È salito a piedi. Si è messo alla prova e ce l’ha fatta. Come lui, qui accogliamo tanti ospiti speciali; ognuno di loro lascia qualcosa di particolare. Un ultimo messaggio: non dobbiamo avere paura, non dobbiamo mai chiudere le porte alle persone perché nascono rapporti umani unici. La montagna deve riunire chi ha voglia di condividere”.

Anna Arietti

pubblicato su La Nuova Provincia di Biella il 29 luglio 2015

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