Il rifugio Alfredo Rivetti in Alta Valle Cervo

Vivere a quota 2150 metri per quattro mesi all’anno, lontani da qualunque servizio, non è cosa per tutti. Sandro Zoia, 54 anni, gestisce il rifugio “Alfredo Rivetti” da ventuno.

“Non è una banalità – spiega -. Se non hai la montagna nel sangue, qui non ci puoi stare. Nella mia vita, troppo lunga da raccontare, ho sempre trascorso periodi in luoghi diversi, adattandomi a fare un po’ di tutto. E’ stato quasi scontato che finissi quassù. Dal primo giugno al 30 settembre, dall’alba al tramonto, sono costantemente a disposizione degli ospiti. Do indicazioni sui sentieri, sulle arrampicate e poi c’è tanta, ma proprio tanta manutenzione da fare. L’escursione termica a 2150 metri è elevatissima. I materiali sono soggetti a veloce usura. Il tempo libero non esiste, anche se ogni tanto qualche bella camminata me la faccio. Mi alzo alle 5.30 e vado a letto all’una di notte. Dopo cena è consuetudine fare due parole in compagnia. Così è la mia vita, resilienza. Fronteggio le avversità in modo positivo”.

Sandro dice non essere un chiacchierone, ma quando gli domandiamo chi sono gli ospiti, la sua voce si schiarisce di nuovo. “Sì, con questa intervista ho già detto troppo, però è vero. Da me arrivano persone da tutto il mondo: tedeschi, austriaci, svizzeri, australiani, cinesi, neozelandesi, da Samoa, un’isola dell’Oceania, e dal Madagascar. Tutti simpatici e belli e io li metto subito all’ingrasso. Si divertono, mangiano e bevono. Apprezzano tutto. Sembra quasi che a casa loro li tengano a dieta. Spesso si prendono delle belle ‘piombe’ e io li porto a nanna, se ci riesco, altrimenti mi limito a controllarli”.

Per raggiungere il rifugio, da Piedicavallo si impiegano tre ore di cammino. Da Gaby di Gressoney ne occorrono due e mezza. “I turisti che fanno un giro in giornata arrivano dal Biellese -prosegue -, mentre quelli che si fermano per la notte salgono dalla Val d’Aosta, che è più turistica, e poi per fortuna rientriamo nell’aureola del Monte Rosa, che aiuta. Non parlatemi di internet e altre diavolerie. Già il telefono è un lusso. Io ho ancora quello con la rotella, che va tanto bene. Per la pubblicità al rifugio funziona il passa parola e vale anche per l’estero. Se si trovano bene mi fanno pubblicità e se si trovano male, anche. Sono presente sulle più prestigiose guide tedesche e svizzere; in Italia invece sono poco considerato. Per assurdo, la Gta è interamente italiana, ma la guida si trova solo in tedesco. Con il patrimonio montano che abbiamo sarebbe importante tradurla per fare promozione. È anche vero però che la gente, di domenica, preferisce trasferirsi nei centri commerciali. Io scendo a valle una o due volta alla settimana per fare spesa. Odio le scatolette. Mi sparo delle zainate da trenta chili di alimenti freschi. Detesto anche l’auto, la uso solo quando sono costretto. Ecco. Se posso dire ancora una cosa, sarebbe bene che chi frequenta la montagna prendesse coscienza dei pericoli che comporta e non azzardasse certe uscite. Adesso basta parlare. Noi qui siamo gente normale, forse un po’ orsi. Sappiate però che per arrivare al rifugio serve allenamento. Ci sono 1200 metri di dislivello”.

Il rifugio “Alfredo Rivetti”, di proprietà del Cai, si trova alla Mologna Grande in Alta Valle Cervo. Si arriva passando da Piedicavallo, o da Niel di Gaby per il Colle della Mologna Grande, dalla Valle d’Aosta.

Anna Arietti
pubblicato su La Nuova Provincia di Biella il 15 luglio 2015
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fotografia di Fabrizio Antoniotti