Il rifugio “Madonna della Neve” in Valle Cervo

È facilmente raggiungibile da tutti il rifugio “Madona della Neve” in Alta Valle Cervo, parola di Alberto Rosazza Gianin, gestore dal 1994.

“Il sentiero è fatto a zig zag, a tornanti, in media si impiega un’oretta passando da Piedicavallo – spiega -. Quelli che camminano un’ora e mezza vuol dire che tengono l’andatura di chi va a guardare le vetrine. Da noi arrivano le famiglie con i bambini e gli ottantenni. Il rifugio si trova in località Selle di Rosazza. È il posto più accessibile e più bello della Valle, non lo dico perché ci sono io. Da qui si gode di un panorama pazzesco che spazia a 360°. Le persone che vengono per la prima volta rimangono stupite. Non se l’aspettano. Siamo a quota 1480 metri appena, però la visuale è la stessa di chi sceglie di scarpinare fino alla Mologna, ai Tre Vescovi o al Camino, che sono percorsi decisamente più impegnativi. Invece di stare qui a raccontarlo, si farebbe prima a fare un giro”.

Lo stabile è sempre stato di proprietà della famiglia. E’ diventato rifugio dopo la ristrutturazione avvenuta nel 1992.

“Non sono più un ragazzino – prosegue Alberto – Sono del ‘52. La volontà di trasformarlo in una struttura di accoglienza nasce da passione personale. Sono cresciuto qui. Da piccolino venivo con mamma. All’epoca c’erano le vacche di proprietà dei parenti; era tutto diverso. Ci tengo a ribadirlo. Quassù arriva anche chi di montagna non ne capisce niente. L’accessibilità porta a venire, poi si apprezza. Accogliamo gli ospiti preparando tutto sul momento. Disponendo di una teleferica per materiali inerti, possiamo avere cibo fresco, il pane e i giornali. Si mangia anche la torta gelato. I miei aiutanti sono i cavalli. Sì, avete capito bene. Mi aiutano a tenere pulito l’alpeggio; sono tosaerba ecologici. Sono di montagna, dei Pirenei francesi, razza Merens, vivono allo stato brado, si gestiscono da soli e fanno da attrazione. Per intrattenere organizziamo anche eventi, come la festa dei nostri vent’anni con musica etcnica. Io ho vissuto in Africa per motivi di lavoro, nel campo edile, come vuole la tradizione della Valle Cervo. Mia nonno era di Rosazza, mia nonna era boliviana. Mio papà era del 1926. Mia mamma Adriana del ‘30, sta con noi nel rifugio”.

Una vita trascorsa a contatto con la natura e gente curiosa. “Avrei un milione di aneddoti da raccontare. Capita una donna che mi domanda come trasporto i cavalli a questa altezza e mi sento in imbarazzo. Le rispondo con una battuta, che li trasporto sulle spalle. Lei si sente presa in giro e allora io le spiego che i cavalli hanno quattro zampe, noi due gambe. Questa è la prova di quanto vi ho detto. Qui arriva anche chi non ha idee sulla montagna. Ci sono bambini che non hanno mai visto le galline dal vivo o ragazzi non riconoscono il tacchino”.

Anna Arietti
pubblicato su La Nuova Provincia di Biella il 22 luglio 2015
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