L’alba al Tracciolino

Una levataccia. Forse, per qualcuno. Svegliarsi troppo presto e male può accadere, ma ad attendere l’alba al Tracciolino non si è costretti da nessuno. Rinunciarvi del resto è come perdersi un pezzo di vita.

Si possono contemplare i colori, che rimandano alla poesia. Respirare l’aria sottile, che soltanto la montagna sa dare.

Si fanno incontri particolari, come l’instancabile cercatore di funghi che dice sempre di non averne trovato neppure uno, tanto meno dove.

Si sentono scampanii, che spezzano il silenzio. E poi, come facilmente accade, l’attesa fa la sua parte.

Si guarda il paesaggio, che per una volta sbuca dal basso. Un tappeto scuro ornato da fili di perline luminose, le luci lungo le strade. È allora che parte l’attimo di riflessione su quanto siamo piccoli nel corpo e certe volte anche nei pensieri. Formiche alle prese con le tribolazioni quotidiane. Guardare con distacco, prendere le distanze, crea una sorta di rinnovata stabilità. Poi il bagliore all’orizzonte assume tonalità calde. È lui. Sta arrivando. Il sole. Si crea suspense. È come assistere ad una prima teatrale, la cui trama però è ancora tutta da scrivere, come il giorno che si vivrà.

Anna Arietti
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pubblicato su BiellaCronaca.it  – agosto 2016