Lavorare con fantasia porta buoni “frutti”

In una realtà come quella della Val Sessera, nel Biellese, in cui capita di sentir dire che “non c’è più niente” e i capannoni in disuso in effetti sono lì da vedere, accade qualcosa di davvero interessante: con un pizzico di creatività, si prosegue con ciò che si ha da sempre, la terra.

A Portula, paese che conta poco più di un migliaio di residenti, alla frazione Granero nel 2010 inizia l’esperienza che porta in breve alla nascita di un laboratorio sotto casa, in cui la frutta e la verdura vengono trasformate in gemme di delizia, riscuotendo un successo planetario.

“È partito tutto due anni dopo la morte di papà – spiega Chiara Cassone, 59 anni -. Ci siamo ritrovati con i suoi alberi da frutto senza sapere cosa farne. Inizialmente volevamo vendere. Quell’anno, tra l’altro, era stato ottimo per la produzione e per non sprecare avevamo distribuito il raccolto nei mercatini. È stato così che abbiamo iniziato a vederci qualcosa di buono, un’opportunità. Partendo dalle mele, non trattate e autoctone, ci siamo rimessi a fare l’aceto e a estrarre succo, come faceva lui, per un uso famigliare. Da lì la creatività non si è più fermata. Oggi i nostri prodotti, come ci dicono, finiscono anche Oltreoceano”.

Il frutteto, che si trova nel vicino comune di Sostegno, si è arricchito di varietà. Agostino, il marito di Chiara e titolare, si è specializzato frequentando un corso di potatura. Lei, invece, che nella vita fa parte del corpo di polizia municipale, aiuta nella raccolta e s’ingegna ai fornelli.

“L’ortolana di casa è Alba, nostra figlia, seppure per motivi di studio e di lavoro non è sempre con noi. Si occupa dei semi, delle piantine ed è attenta alle nuove esigenze. Ci sprona a considerare ricette senza zucchero e gli infusi. Abbiamo cercato antiche ricette, anche con l’aiuto di una grande appassionata, Bianca Zumaglini. Ne abbiamo scovata una austriaca per fare la confettura di fiori di tarassaco. Proponiamo lo sciroppo ai fiori di sambuco, prodotto anche con la bacca. Seguendo le stagioni e la disponibilità prepariamo succhi, chutney, come quella di melanzane e pere, le ciliegie in agrodolce, la confettura di zucca e amaretti, che si presta a diventare ripieno per i ravioli, o la composta di arance e cipolle. Con frutta mista e mosto di vino nebbiolo, facciamo la cugnà, una delle sette salse del bollito misto alla piemontese. E i canestrelli, biscotti che prepariamo partendo dalla semina del grano frumento. Alcune produzioni, come l’aceto, le presentiamo nella variante con lo zafferano, coltivato localmente. Diciamo che ci è stata proposta la sfida e noi l’abbiamo accettata”.

Si guarda lontano. Lo spirito è quello giusto. Seppure sia chiaro il desiderio di mantenere l’attività a conduzione famigliare, l’inventiva trova altre soluzioni. “Da un’idea di Enrico Covolo, primo produttore di zafferano in Val Sessera, è nato il gruppo ‘Amici dello zafferano’ a cui aderiamo. Per ora conta sei aziende della zona, tutte del comparto alimentare. Proponiamo le nostre specialità arricchite con la pregiata spezia: dolcezze, gelati, formaggi, birra, liquori e miele”.

Se l’attività nasce come hobby, diventa quasi un lavoro che porta benessere alla famiglia e alla comunità intera. “Crea aggregazione. Collaboriamo con Slow food Borgosesia, con cui a partire dalla seconda domenica di marzo si allestisce il ‘Mercato della Terra’, o con Slow Food Biella, partecipando al ‘Mercato dei produttori agricoli’ a cadenza mensile al Ricetto di Candelo. O ancora esponendo alle fiere agricole. Particolare è la degustazione al Passo dei Salati di Alagna, in Val Sesia. Si coinvolge un po’ tutti. Si dà lavoro. Pensiamo anche soltanto alla realizzazione delle etichette da applicare sui prodotti. A Coggiola, a maggio, si svolgerà la ‘Notte gialla’ dedicata allo zafferano”.

Tutte iniziative che risplendono di luce propria; opportunità.

“In tanti si stupiscono di quanto stiamo facendo, del laboratorio, del gruppo; io invece sono proprio contenta – conclude Chiara Cassone -. A volte pensiamo che servirebbe un punto vendita, ma la nostra zona in effetti è fuori mano. Un giorno, chissà, potremmo allestirne uno con i prodotti di tutti”.

Anna Arietti
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