La “Fiera delle capre” di Ardesio

Non siamo ancora arrivati e già ne respiriamo l’aria. Giovani a gruppi con il capèl de paia in testa, la camicia a quadri e appena un gilet, nonostante la temperatura a meno uno, si avvicinano alla festa di gran passo, ridendo e scherzando. Siamo alla “Fiera delle capre” di Ardesio, in Val Seriana (Bergamo), che si è svolta la prima domenica di febbraio.

Scorrendo i banchi degli espositori l’occhio si sofferma su una ragazza indaffarata: suggerisce, sceglie, incarta il formaggio che meglio soddisfa il cliente. “L’azienda agricola è stata avviata da mamma Maria Clara, con la camosciata delle Alpi. Mi sono sempre trovata in mezzo alle capre – spiega Silvia, 22 anni – e alla fine è diventata una passione. Certo, faccio sacrifici, ma non so rinunciare al contatto con la natura e agli animali. E poi sono soddisfazioni quando mi fanno i complimenti per la qualità del prodotto. Lavoro unicamente con latte di capra: formaggio stagionato, fresco e latticini. Una novità: la ricotta lavorata con il cioccolato o con le fragole”.

Le iniziative in programma sono diverse. Incuriosiscono la presenza di una trentina di asini nella parte alta del paese, perché è anche la “Fiera dell’Asinello”, e la degustazione guidata di formaggi – ovviamente caprini – e di prodotti tipici, molto ben proposta.

Nell’area Pro loco, ente organizzatore, conosciamo il presidente, Simone Bonetti, su di giri come tanti da queste parti. “All’oratorio la fiera propone anche il maneggio – che ci tiene ad evidenziare fra le novità -. Gli espositori sono quarantanove, fra aziende agricole, specialisti del settore, artigiani e hobbisti. Contiamo un bel po’ di capre, circa quattrocento, di razze diverse”. Intanto lì accanto si sta svolgendo il “concorso di bellezza” a loro dedicato. “Se ascolti le chiacchiere – aggiunge divertito -, gli allevatori dicono di trattare meglio le capre delle mogli. Comunque stiamo registrando il record delle presenze. È un segnale che ci dà le dritte per organizzare la prossima edizione, la ventesima, per la quale abbiamo in mente di apportare alcune novità. Pur rimanendo fiera della capra, la dedicheremo alla montagna, all’Alta Val Seriana. L’aria che si respira rimane attaccata al territorio. C’è consapevolezza. Tutto questo è fantastico ed è un onore per la nostra terra. Avrà pregi e difetti, ma ne siamo orgogliosi. La montagna, seppure non facile, non ha nulla da invidiare ai pregi della città. E la gente, anche quella che arriva dai grandi centri, la apprezza”.

Nel medesimo stand appare un viso noto: Marzia Verona. La scrittrice ha i piedi congelati, tanto  che iniziano a farsi insidiosi, e ce lo racconta. “È la terza volta che la Pro loco mi invita, anche se sono un po’ fuori zona – Marzia è piemontese -. Il mio prossimo libro sarà un romanzo, ‘Il canto della fontana’; ambientato in montagna, sviluppa il tema dei paesi disabitati, dell’abbandono. Sempre in primavera, forse anche prima del romanzo, uscirà un testo dedicato agli alpeggi e agli itinerari che li collegano. Parlerò di escursionismo, ma anche delle attività in essi praticate”.

Nella tendostruttura in cui si trovano gli animali, fra l’andirivieni di capre più o meno entusiaste di partecipare alla festa, c’è Michela, sempre della Pro loco, che spiega: “Gli allevatori provengono dalla Bergamasca, dal Bresciano, da Cremona e da Sondrio. Il più giovane iscritto ha 18 anni ed è di Ardesio”. Colpisce, a più riprese, l’età dei partecipanti e degli organizzatori. “Nel gruppo siamo una ventina e abbiamo dai 19 e i 36 anni. Per la giornata di oggi contiamo sulla collaborazione di una cinquantina di volontari e sul patrocinio di diversi enti e dell’amministrazione comunale”.

In uno dei recinti, incontriamo Gabriele, 15 anni, che racconta di possedere due bionde dell’Adamello. “I miei genitori non sono appassionati, ma mia zia è veterinaria. È lei che mi ha trasmesso l’interesse – dice -. Seguo le mie capre e aiuto un allevatore. Nella bella stagione a volte le porto sui monti di persona o le affido a un pastore. In autunno le riporto in stalla. Videogiochi? Sì, ne ho, ma non li uso. Prendono la polvere”.

Anna Arietti
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