La certificazione bio per distinguersi

Se si guarda all’agricoltura e all’allevamento con piglio consapevole, puntando al metodo biologico quale opportunità di rilancio del settore, rimangono dei nodi che rendono il “ritorno alla natura” non scontato.

Diventa allora importante scegliere la certificazione bio per distinguersi? L’azienda agricola dedita all’allevamento bovino in Valle Cervo, in provincia di Biella, di Andrea Antoniotti, 26 anni, lo ha fatto.

“Abbiamo deciso di intraprendere il percorso della zootecnia biologica per fare la differenza – spiega Andrea -. Ci teniamo a far capire cos’è un prodotto genuino. I parametri per rientrare nel progetto bio sono rigidi. Prioritario e fondamentale è il benessere dell’animale, sia come essere vivente, per la sua salute, sia sotto un aspetto etologico, nel rispetto delle abitudini. In stalla, ad esempio, deve essere libero da catene. Tali osservanze si rifanno anche a criteri adottati in agricoltura bio, perché pure il nutrimento deve essere certificato. I nostri prati sono concimati soltanto con letame e liquami. I diserbanti non sono ammessi, altrimenti non potremmo avere tagli di fienagione a norma. I mangimi provengono da produttori a loro volta certificati. Conta anche scegliere razze bovine autoctone che si prestano alle caratteristiche del territorio. Segue poi la necessità di disporre di terreno destinato al pascolo e al ricovero, pertanto il numero di capi allevati deve essere adeguato alla superficie dell’azienda. Diciamo che molte di queste regole di fatto non hanno cambiato il nostro modo di lavorare, perché si faceva già così anche prima, perché si è sempre fatto così”.

Appunto. Trarre sostentamento dalla terra è naturale, è un processo atavico. Eppure oggi occorre un legislatore che accompagni nel percorso, che porti a essere, a questo punto si spera migliori, di come si era.

“L’animale va trattato secondo i parametri dalla nascita alla morte – prosegue -. Pure la macellazione deve attenersi alle norme. Noi che crediamo nel biologico trattiamo gli animali come se fossero figli. Poi si sa come funziona la catena alimentare. È il ciclo della vita. Intanto però vivono bene. La questione è che l’impegno è tanto e di fatto non trova ancora il giusto riconoscimento in termini di apprezzamento. Alla fine non riesci a vendere il prodotto al suo vero costo e valore”.

Questo perché, a prescindere dalle congiunture economiche, se serve costruire la credibilità del produttore, occorre anche educare il consumatore, affinché distingua il cibo genuino e sia disposto a pagare quel di più, la qualità, che ritornerà in termini di salute.

“È davvero un grosso problema. Le persone guardano ancora troppo al risparmio. Comprano alimenti che arrivano da chissà dove, senza badare al contenuto. Secondo me è meglio mangiare magari meno, ma meglio, buono, di cascina bio. Certo. Riceviamo dei contributi economici europei in considerazione del fatto che alleviamo la Pezzata rossa d’Oropa, di cui rimangono pochi capi, ma il sostegno non basta. Farci reddito è difficile e le spese sono tante. Diciamo che la alleviamo per passione. Siamo innamorati di questa mucca che si presta ai nostri pascoli, alle nostre montagne”.

La Pezzata rossa d’Oropa, detta anche “razzetta”, è allevata su un territorio circoscritto, il Biellese, ed è nota per la produzione di latte destinato alla trasformazione, formaggi, latticini e burro, e con un’attitudine inferiore, per la carne. È un animale rustico che si presta al pascolo pedemontano.

“Dobbiamo incoraggiare il consumatore scettico ad assaggiare il prodotto buono, fargli sentire il sapore vero, perché non stiamo dicendo stupidaggini – conclude Andrea Antoniotti, portando l’attenzione su un alimento molto discusso, il latte -“. “Pensiamoci – dice – tante persone neppure più si rendono conto di quale sapore abbia, tanto sono abituate a quella specie di acqua sporca che comprano nella grande distribuzione. Ed è per questo motivo che quando lo bevono non sono più in grado di digerirlo: perché è latte”.

testo di Anna Arietti

fotografie di Andrea Antoniotti