Le nanoparticelle e i possibili effetti sulla salute

“Le sostanze chimiche sintetiche devono essere considerate innocenti finché non provate colpevoli, o ritenute colpevoli finché non dimostrate innocenti?”. Partendo dal dilemma che fa discutere la comunità scientifica sulla dannosità o meno delle nanoparticelle, diventa prioritario, come nel caso di un malato che riceve una diagnosi complessa, cercare una maggiore comprensione.

Il dottor Graziano Piana di Biella, specializzato in Medicina interna e Nutrizione Clinica Applicata e membro del Comitato dei Medici biellesi per la difesa ambientale, e dell’Isde, l’International Society of Doctors for Environment, sulle nanoparticelle, spiega:

“Partecipando al congresso Sipnei, la Società italiana che promuove lo studio dell’organismo umano nella sua interezza e nel suo fondamentale rapporto con l’ambiente, che si è svolto di recente a Torino sulla psico-neuro-endocrino-immunologia, mi sono ancora più convinto di quanto sia doveroso fare informazione sulla tossicità e sulla cancerogenicità delle nanoparticelle – dice -. Manca una reale consapevolezza sulla loro pericolosità. Uno dei relatori al congresso è stato il professor Mauro Bologna, ordinario di Patologia Generale del Dipartimento di medicina clinica dell’Università degli studi dell’Aquila, nonché fondatore e presidente di Sipnei. Il medico è considerato un ‘faro’ per gli idealisti come me, che chiedono rispetto per l’ambiente. Nel corso del suo intervento ha presentato quali sono le interferenze endocrino ormonali secondarie all’inquinamento. Il concetto che da un gene si codifica una sola proteina è superato dalle nozioni dell’epigenetica, scienza che studia le alterazioni della trascrizione dell’informazione genica, senza che ci sia necessariamente il danno strutturale del gene. Ossia il gene funziona bene. Il problema sorge quando subentra un interferente che ne altera qualitativamente la funzionalità”.

Un esempio. Un solo gene è come se sintetizzasse un’orchestra composta da trentaquattro strumenti musicali e mette a disposizione di ognuno dei suoi componenti altrettanti spartiti. Quando agisce l’interferente endocrino, vale a dire inquinante chimico trasportato dalle nanoparticelle sospese nell’aria, o le nanoparticelle stesse se derivanti da processi di combustione, lo spartito di chi deve suonare il pianoforte viene dato a chi suona la tromba. L’orchestra appare integra, ma c’è un danno funzionale. Ogni strumento suona, ma con uno spartito diverso da quello che effettivamente sarebbe necessario.

“Il concetto si trova alla base del neuro sviluppo del bambino – prosegue – che risulta il più esposto alle nanoparticelle, le quali veicolano le sostanze tossiche presenti nell’ambiente, fungendo da ‘cariole’ che le traghettano oltre la barriera alveolare dei polmoni ed entrano nel sangue. In pochi minuti possono raggiungere gli organi ricchi di grasso, come il sistema nervoso, cervello e il midollo spinale, che è, in senso relativo, l’organo più abbondante nella corporatura di un bambino, in proporzione al peso. Per questa ragione, nel feto, il sistema nervoso è il tessuto ricco di grassi più esposto all’inquinamento, da cui l’interferenza con lo sviluppo neurofunzionale, con i processi di apprendimento e nel comportamento del bimbo. L’interferenza potrebbe essere la potenziale causa/ preludio di malattie degenerative in età avanzata. Spaventa sapere che nei Paesi Occidentali un bambino su settanta soffre di disturbi del neurosviluppo, inquadrabili come ‘Autism Spectrum Diseases’ che paiono essere ‘long life long diseases’ vale a dire disturbi che durano tutta la vita”.

Le osservazioni in epigenetica prospettano anche la possibilità di danni transgenerazionali.

“Non se ne ha la certezza assoluta – aggiunge Piana – Solo fra venti o trent’anni conosceremo gli effetti dell’inquinamento sul corpo umano, ma nel frattempo non possiamo stare a guardare senza fare nulla. Anche solo pensando agli scontrini di cassa del supermercato. Se è vero che il singolo acquirente non subisce molto, gli operatori che stanno tutto il giorno a contatto con la tecnologia della stampa termica, che sviluppa bisfenoli assorbibili, che hanno la struttura chimica simile a quella degli estrogeni, ormoni sessuali umani, sono più a rischio. Si parla di sostanze tossiche che provocano turbe endocrine, come l’ipofertilità, il diabete e alcune forme tumorali. La nanoparticelle sono emesse anche dagli inceneritori e dai pirogassificatori, dai quali viene emessa aria apparentemente pulita: non è il fumo che vediamo, costituito da particelle in sospensione con elevato peso molecolare, con PM maggiore di dieci, quello più pericoloso (gli inglesi parlano di ‘smoke’), ma è la parte invisibile all’occhio (lo ‘smog’ anglosassone), rappresentato dalle suddette nanoparticelle, infinitamente più piccole, che raggiungono gli alveoli. Purtroppo non esistono strumenti adeguati a rilevarle, ci è però riuscito il professor Stefano Montanari di Modena che le ha rintracciate con un microscopio a scansione in campioni autoptici infantili di cervello e fegato. Perché, come ho spiegato poc’anzi, è lì che si concentrano”.

In attesa che la scienza produca conferme o smentite sulla correlazione fra malattie e nanoparticelle, rimarrebbe valido il principio di precauzione sanitaria, che non si basa sulla disponibilità di dati che provino la presenza di un rischio, ma sull’assenza di dati che assicurino il contrario.

“È vero che certe scelte sono inevitabili, come utilizzare l’auto per andare al lavoro, ma quando fra vent’anni sapremo collegare le morti agli eventi, sarà troppo tardi – conclude il dottor Graziano Piana -. Dobbiamo per forza riflettere sulla tossicità delle sostanze chimiche sintetiche e forse è anche il caso di considerarle colpevoli finché non provate innocenti. Intanto l’alternativa è di utilizzare forme di energia pulita come l’eolica, la solare, l’idroelettrica e il metano, che pur essendo di origine fossile, bruciando non sviluppa tutte queste sostanze pericolose e cancerogene. Un medico per curare deve anche necessariamente fare prevenzione. Da parte delle istituzioni invece non c’è abbastanza attenzione. La legislazione è ormai superata”.

Anna Arietti per ilpapaverorossoweb.it – 1° febbraio 2016
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link http://www.ilpapaverorossoweb.it/article/le-nanoparticelle-e-i-possibili-effetti-sulla-salute – Associazione per la Difesa dell’Ambiente e della Salute ADAS ONLUS

dottor Graziano Piana