I trattori d’epoca di Luigi

Ne possiede otto, di epoche diverse. Sono pezzi di storia che non tramontano. Anzi. Di tanto in tanto tornano sul “campo” a fare  la loro parte.

Sono i trattori d’epoca di Luigi Spigolon, 43 anni, agricoltore di Cossato, in provincia di Biella, passione che coltiva da quando ne aveva 14.

“È un pallino che mi porto appresso – racconta -. Il primo trattore a cui mi sono avvicinato è stato quello di proprietà che avevamo in cascina. Il mio primo raduno risale al 1987 a Mottalciata. Ero con lo zio Günter, che oggi ha 84 anni. Le sfilate dei veicoli storici mi coinvolgevano e ancora oggi mi fanno il medesimo effetto. Peccato quindi che a volte le macchine agricole di un tempo oggi vengano considerate ‘vecchie’ e non storiche”.

Il trattore più datato della collezione risale al 1951, mentre il più recente è del 1960. “La classificazione, come prevede la normativa, considera storici i veicoli immatricolati soltanto fino al 1965. Il più antico è un David Brown Super Cropmaster, del ’51 appunto, a petrolio – e Luigi sorride -. Sì, hai capito bene; ad utilizzarlo oggi inquinerebbe troppo. Tant’è che quelle poche volte che lo porto ai raduni metto benzina. Perché ti spiego: in origine aveva due serbatoi, uno utilizzato per l’accensione, a benzina, e uno a petrolio per lavorare. Era un accorgimento che credo permettesse di risparmiare. Il petrolio era meno raffinato e quindi meno costoso. Per spostarlo da Mottalciata a Cossato, circa dieci chilometri di strada, consumo sei litri di carburante. Il David Brown possiede un motore da 2.500 centimetri cubici e 25 cavalli vapore. Certo, un tempo esisteva un concetto diverso della praticità e dei consumi. Si andava a trebbiare portando con sé un fusto da due quintali di petrolio con cui si lavorava tutto il giorno. La particolarità che lo contraddistingue è la posizione di guida, a destra, non in centro. Per l’epoca era un mezzo all’avanguardia. Raggiungeva, e lo farebbe ancora oggi, i 28 chilometri all’ora e ha già il sollevatore idraulico per alzare gli attrezzi. Altro modello molto utilizzato in pianura, nella manutenzione dei canali d’irrigazione, o per far girare le trebbie a trasmissione, era il Landini testacalda modello L35 del 1954. Della italiana Same, fondata nel 1942, possiedo il modello D.A. 38 SuperCassani del 1954 e il Sametto HP21 del 1961. Fra le case produttrici più importanti negli anni Trenta c’era anche la Hanomag, di cui ho trovato due modelli: il PerfeKt 300 e l’R440, entrambi del 1960”. Del marchio Lamborghini, fondato nel 1948, la collezione conta due modelli, l’FR3 e l’FL2, entrambi del 1964.

“La manutenzione dei trattori dipende dall’uso. Ce n’è uno che adopero ogni anno per trainare il carro di carnevale e un altro che utilizzo per fare il fieno, ma soltanto per farlo girare un po’. Più li tieni fermi e più si deteriorano. Ho anche alcuni macchinari specifici, che fanno parte dell’attrezzatura, come la ‘mietilega’ del 1960, che serve per tagliare il grano e per fare i covoni, le fascine di grano”.

La passione per i trattori d’epoca non è diffusa; occorre spazio e buona competenza meccanica. “Ogni tanto partecipo ai raduni che organizzano nelle vicinanze – conclude Luigi -. Sono stato alla festa dell’uva e del riso di Mottalciata, alla ‘féra dla caplinna’ di Sandigliano, alla festa per la raccolta del riso di Arro, dove con i mezzi antichi si fanno anche dimostrazioni, a Cavaglià per la festa dei giovani, a Castelletto Cervo per la festa del paese e alla fiera agricola di Lessona. Sono stato anche al Ricetto di Candelo e al mercato di primavera di Borgo D’Ale. L’impegno per gestirli è tanto e non sempre è compatibile con l’attività lavorativa”. Ciò nonostante, disseminati nei capanni, i “nonni” affascinano, anche in un’epoca in cui le lavorazioni agricole strizzano sempre di più l’occhio all’automazione. Sarà che a viverli, o anche soltanto a vederli esposti, ti ritrovi a parlarne, a spolverare ricordi e a confrontarti sulle tecniche di lavorazione attuali.

testo di Anna Arietti
fotografie messe a disposizione da Luigi Spigolon
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