A Masserano in un giorno di neve – Fotogallery, Rongio, Via della Croce d’inverno

La chiesa della Salus Infirmorum di Masserano vista dalla frazione Rongio.

La Via della Croce – lungo la forra del Rio Bisingana tra Masserano e Curino (Biella) –  è una passeggiata adatta a tutte le stagioni. Fu pensata e realizzata da Don Luigi Longhi (1939-2007) con la collaborazione di 20 giovani artisti.

Ecco alcune delle stazioni  avvolte in un mantello bianco.

La porta d’accesso alla Via: “L’ultima cena di Gesù” di Mirta Carroli.

“Gesù lava i piedi agli apostoli”, di Adriano Campisi.

“Gesù nell’orto degli ulivi” di Luisa Valentini.
E’ un delizioso angolo ideale per un attimo di raccoglimento accanto al torrente. In fotografia  però rende poco: bisogna proprio venire a Masserano per vederlo!
Vi si accede scendendo pochi scalini ( sempre umidi e scivolosi di muschio!) che nelle intenzioni dell’artista rappresentano la discesa agli inferi, mentre i rami scuri sono il tormento interiore, i dubbi riguardo a Dio, la prigione, da cui ci si libera levando lo sguardo in alto verso lo  spiraglio di cielo tra i rami. La discesa verso il torrente simboleggia la consapevolezza e l’accettazione raggiunte, mentre l’acqua che scorre rappresenta  l’Amen finale.

“Gesù arrestato”, di Paola Malato.
La figura alta ed eretta è Gesù – colui che accetta con calma consapevolezza quanto gli accade; mentre è sbilanciato – nel corpo e nell’anima –  chi porge il bacio traditore.

“Gesù davanti a Pilato”, di Giovanni Crippa, che così descrive la sua scultura: ” Pilato è l’immagine del potere che rappresento con un parallelepipedo in ceramica nera…La stele che rappresenta Gesù è materia grezza, tormentata, segnata e reca l’impronta di un corpo umano intero, impresso nell’argilla fresca”.

“Gesù  carico della croce” di Teresa Bonaventura.

“Gesù incontra le donne” di Patrizia Giambi, che scrive: ” La strada è (…) il percorso della redenzione, ma anche l’occasione di perdizione, è il luogo in cui si consuma la vita. (…) Le mie donne non sono complete, sono soltanto annunciate, sono pelle ancora ridondante di sangue”.

“Gesù cade ancora” di Pina Inferrera:” Gli ideali di pace, fratellanza, tolleranza tanto predicati vengono cancellati dalla forza distruttiva dell’uomo sull’uomo”.

“Gesù spogliato delle sue vesti” di Ornella Rovera.

Oltre la recinzione in ferro scorre il torrente Bisingana. Anni fa tra le pietre spiccava il volto di Gesù, cancellato dall’acqua e dal tempo, come voluto da Marco Porta, autore della stazione “Gesù asciugato dalla Veronica”: “…sulla roccia non resterà nulla se non l’eventuale indicazione del numero della stazione e della sua intitolazione; un’assenza come quella della Veronica dei Vangeli”.

“Gesù inchiodato alla croce” di Sergio Floriani: “Non ha senso soffrire, non è umano! Solo se si scopre l’insegnamento di Cristo “Per crucem ad lucem”, la propria croce diventa leggera, strumento di purificazione, prospettiva d’amore”.

“Gesù muore sulla croce” di Salvatore Fiori:” Sull’impalcatura sono inseriti alcuni elementi che ricordano l’urlo lanciato in cielo dal figlio di Dio e le forze del cosmo che si riversano sulla Terra.
Entrambi sono posti tra le figure simboleggianti il Sole e la Luna”.

Si può accedere alla Via della Croce anche da questo ponticello lungo la strada da Brusnengo a Curino.  A sinistra in basso in entrambe le foto si scorge l’anfiteatro, utlizzato per messe all’aperto e qualche volta per  concerti estivi.

Dopo aver superato il ponte, scendendo lungo la scivolosa scalinata a sinistra si accede all’anfiteatro;  girando a destra si percorre la Via Crucis al contrario; proseguendo dritti ci si ritrova alla coloratissima e gioiosa  chiesetta decorata all’interno e all’esterno dal pittore di icone Giuseppe Papetti;

Questa Natività (familiare a chi abbia visitato il Cremlino!), non ricalca il consueto quadretto familiare dei nostri presepi.
Maria volta le spalle a Gesù Bambino  –  nella mangiatoia – sepolcro vegliato dal bue e l’asino –  ed è rivolta alle donne in basso.
Giuseppe è appartato e pensieroso.
Nella parte superiore spicca invece la triplice adorazione dei pastori, degli angeli e dei Magi.
Lungo la parete in alto sfilano le sante in abito bianco come nella visione dell’Apocalisse – pronte ad intercedere per l’umanità presso Dio.
Tutti i dipinti della Cappella della Trasfigurazione sono stati stesi direttamente sulle pareti senza disegni preparatori o sinopie.

Questa piccola cappella segnala il breve sentiero nel bosco che sale direttamente a Rongio Superiore. Percorrendolo ci si trova  alle spalle della chiesa di  Sant’Orso e Sant’Antonino, nota per la ‘bundansia’, il falò natalizio riportato in auge grazie a Don Vittorino Barale col sostegno della comunità di cui fu parroco per quasi 50 anni.
La scala dell’orto di Don Vittorino Barale
Il cimitero napoleonico.
Il Rio Bisingana.

Fonti:  “La Cappella della Trasfigurazione” di Giuseppe Papetti, 2005; “Via della Croce”, (pieghevole illustrato a volte a disposizione all’interno della cappella); “Due passi per Rongio” di Sergio Marucchi. Docbi 2010.
Altre informazioni su Rongio e la Via della Croce e su Masserano (Palazzo dei Principi) si trovano in questo blog alla voce ‘territorio’ e ‘racconto’.