Il Cammino di Rossella

Capita di pensare alle vacanze con nostalgia, di certi panorami che rimangono negli occhi. Quando però il desiderio si rifà di più alle persone incontrate, allora sai che non è stato il solito viaggio.

A raccontare la propria esperienza è Rossella Macchetto, 36 anni, originaria di Biella e residente a Reggio Emilia, che ha percorso un tratto del Cammino di Santiago di Compostela.

“Da tempo avrei voluto tentare il Cammino, mossa però dalla paura di sentirmi troppo sola, ho sempre rimandato – spiega -. Di recente si è presentata l’occasione: festeggiare i quarant’anni di un’amica. È stato così che con l’aiuto di un’altra ragazza, che organizza viaggi per mestiere, siamo partiti in cinque, Valentina, Cristiana, Paolo, Valentina e io. Premesso che è un percorso che possono fare tutti, dico che se potessi ci tornei subito. Un minimo di abitudine al camminare ci vuole, ma dopo i primi giorni, che possono risultare fisicamente impegnativi, tenere la media di trenta chilometri quotidiani è fattibile. Anzi, vivi già la camminata come una passeggiata. Per conseguire la Compostela, il certificato di pellegrino, occorre farne almeno cento. In ogni negozio o albergo in cui ti fermi fai apporre timbro e data, così rimangono le tappe. Io ne ho raccolti trenta. Per ottenere il certificato ne servono almeno due al giorno. Ci sono timbri fichissimi. Sarà infantile, ma è una cosa simpatica che resta”.

Il Cammino di Rossella è iniziato a Sarria e si è concluso a Santiago. Cinque giorni. L’ultimo tratto, centodiciotto chilometri. Tante le emozioni.

“Conosci un sacco di persone con cui si diventa subito amiconi. Sarà l’ambiente o l’obiettivo che si condivide, ma sono sempre gran sorrisi. Non contano l’età e la religione, c’è soltanto la voglia di comunicare con chi cammina al tuo fianco, che ha il tuo stesso passo. Ti viene spontaneo chiedere la provenienza e quanti chilometri ha percorso. In città il dialogo risulta difficile, lungo il Cammino invece viene naturale parlare in inglese con il coreano che è partito novecento chilometri prima di te. Abbiamo saputo anche di ragazzi che arrivavano dalla piazza Rossa di Mosca. Sono esperienze che segnano a livello emotivo. Accadono poi situazioni simpatiche, come il ritrovare in aereo una donna che ti racconta di aver completato il percorso in bici soltanto grazie all’incitamento di alcune ragazze, che scopriamo poi essere state proprio noi”.

I “cammini” s’intraprendono per ragioni diverse, anche lontane dal contesto religioso, ma inducono ugualmente, e forse inaspettatamente, alla riflessione.

“Le giornate si trascorrono in compagnia, in gruppo, ma avendo ognuno un proprio passo, accade di percorrere dei tratti in solitudine, vuoi perché te li chiede il corpo, o perché necessiti di momenti introspettivi, per stare un po’ per conto tuo. E poi mi viene da fare una considerazione sui dettagli che scorgi, cosa che nella vita di tutti i giorni, alle prese con il telefono, con la testa bassa, o quando sei di corsa in auto, non noti, come le particolarità di un albero. Sembra una sciocchezza, ma è la cosa più bella in assoluto. Il percorso poi cambia di continuo, passi dall’aperta campagna al bosco fitto, fino ad una zona dove si concentrano gli eucalipti e ti sembra di essere all’interno di una mega confezione di Vicks Vaporub, per il profumo intenso”.

L’arrivo a Santiago, indipendentemente dai chilometri percorsi, sa di trionfo. Hai raggiunto il traguardo che ti eri preposto.

“Quando entri in città provi soddisfazione, questo sì. Come prevede il rito, ti siedi nella piazza principale, vicino alla cattedrale, e ti fai scattare una foto. Provi soddisfazione, ma lì ci sono tante persone che stanno vivendo le tue stesse emozioni e allora ti senti parte del mondo. Che poi è soltanto come davvero dovrebbe essere, senza competizioni, con un unico obiettivo. Condividi l’esperienza, fai due risate. Ti leghi. Tant’è che è nata una chat di gruppo, dove ognuno di noi dice che vorrebbe tornare a ripercorre l’itinerario. Ma è diverso dalle solite vacanze, perché vorremmo tornarci proprio con le stesse persone. Il cammino comunque si concluderebbe a Finisterre, anticamente considerato punto in cui finiva il mondo e luogo famoso per lo spettacolare tramonto sull’oceano. Noi purtroppo ci siamo arrivati con i mezzi per una questione di tempo. Il bello di questo itinerario è, contrariamente a quanto pensavo, che non ti puoi perdere. È ben contrassegnato da una freccia gialla e da una conchiglia, issate su colonne in pietra. Non ti puoi sbagliare. E poi non è previsto l’utilizzo di ombrelli, un po’ per sicurezza e un po’ per tradizione, si portano poncho e mantella. L’unica cosa un po’ negativa sono le vesciche che vengono ai piedi, ma fanno parte del Cammino e alla fine ti sembrano simpatiche pure quelle”.

testo di Anna Arietti
RIPRODUZIONE RISERVATA

 

 

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