A Cossato nasce un nuovo vino

L’azienda agricola conta su mezz’ettaro appena, ma c’è la prospettiva di ampliarla. E l’occhio cade sui prati lì vicino. Intanto fra pochi giorni si farà la vendemmia, perché nasce il vino di Cossato, con una propria etichetta. Il primo prodotto nella parte alta della città.

A tentare la scommessa è Luigi Spigolon, 43 anni, fino ad oggi impegnato nella coltivazione di cereali e nella produzione di fieno.

“L’attività è storica, di famiglia. Un tempo tenevamo anche le vacche e tutti gli animali da cortile. Poi i tempi sono cambiati ed essendo una piccola attività non rendeva più abbastanza. Ho voluto io riprendere in mano l’azienda, perché è un lavoro che mi piace – spiega Luigi -. L’idea di vendere un nostro prodotto trasformato, il vino appunto, nasce dalla mia personale passione”.

Il vino fatto in casa, quello per consumo esclusivo della famiglia, è sempre stato prodotto, come è consuetudine per chi possiede qualche filare di viti. Ma dal vino fatto alla maniera “di una volta” alla produzione di un’etichetta il passo è consistente.

“Sarà il vino di Cossato, il primo prodotto dopo tanto tempo nella zona alta della città, sulla collina che guarda alle montagne. La decisione è importante, è vero, perché il processo di vinificazione comporta dei passaggi precisi. Proprio per questo motivo da un anno sono affiancato da un enologo, Giacomo Marchiori. Mi aiuta a migliorare la resa in vigna e in cantina. Punti questi che accendono spesso la discussione con lo zio Günter, che ha 84 anni e che non vuole saperne del cambiamento, delle nuove tecniche. Il vino,  come lo facevano i nonni, arrivava in tavola così come capitava; oggi invece si lavora per ottenere delle buone bottiglie. Lo zio dice che il suo vino è buono, ma di fatto è come piace a lui. Oggigiorno si deve andare incontro alle esigenze di palati sempre più raffinati. Dipende poi tanto dalle portate che arrivano in tavola. Certi piatti, anche di carne, chiedono necessariamente di essere accompagnati da un signor vino, come il nebbiolo o il barbera. Questo perché dobbiamo imparare a bere meno, ma meglio”.

Le lavorazioni adottate in vigna e in cantina fanno la differenza rispetto al prodotto finito, al vino in calice.

“Nella vinificazione sono previste due fermentazioni, un passaggio questo di cui le persone anziane non vogliono sentir parlare. Idem per la vigna, dove servono degli interventi eseguiti in tempi e modi precisi. Premetto però che non punto ad una produzione biologica in quanto sono in una zona fredda e umida, dove i funghi trovano habitat, che quindi non consente il raggiungimento dell’obiettivo”.

Il nome dell’etichetta è ancora da inventare, ma potrebbe rifarsi ai nomi dei vigneti. Molto probabilmente dipenderà anche dai sentori che arriveranno al naso. “L’uvaggio sarà misto, composto da Nebbiolo, Barbera, Bonarda e Negretto, un vitigno ormai in disuso, e da Spanna, di cui ho due filari. Sarà un rosso sui 13 gradi, da tutto pasto, un po’ aspro, tanto che ricorderà il barbera. Un vino che forse non piacerà a tutti, ma a me sì. La produzione si rifà al gusto personale, nonostante l’enologo ribadisca spesso che la mia è una terra da nebbiolo”.

Una parte dei vigneti di Luigi risale agli anni Sessanta, piantati dallo zio Günter, la nonna materna era di origine tedesca, mentre gli altri filari sono ancora più datati, in quanto la famiglia da parte di papà è di Cossato. “L’idea di puntare sul vino nasce dalla passione. Soddisferò il piacere di bere un bicchiere di buon vino a tavola e intanto cercherò di fare un lavoro che amo, anche se in termini economici porterò a casa poco. Inoltre proseguo la tradizione di famiglia. Amo vivere in campagna, come si faceva una volta”.

La vendemmia avverrà a breve, si parla di qualche giorno, forse una settimana. “Quest’anno la raccolta dell’uva avverrà con parecchio anticipo, un po’ perché è stata un’estate calda, ma anche perché la primavera è iniziata presto. A Pasqua le piante avevano già sviluppato una buona germogliazione. È anche vero però che il caldo secco favorisce la qualità del vino”.

Luigi è determinato. E quella passione, menzionata a più riprese, va nutrita. Guardandoti dritto negli occhi, con quell’ultimo “ci sto mettendo l’anima” ribadisce l’impegno a te, ma sicuramente ancora di più a se stesso.

testo e fotografie di Anna Arietti
RIPRODUZIONE RISERVATA

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