“Quando non mi trovi sono a Camandona”

“Quando non mi trovi sono a Camandona” si legge all’Ufficio turistico di frazione Bianco, di Camandona appunto. Perché è nelle emozioni che si provano passeggiando sui sentieri, all’ombra dei castagni, respirando aria tersa, che la scopri sorprendente. Così dice il ritratto promozionale, ma nella scala dei valori probabilmente si stanno scegliendo pioli diversi, perché a fare due passi in paese s’incontra appena qualche pensionato, a volte il cantoniere. E siamo a luglio, mese in cui i cittadini dovrebbero venire a cercare il fresco e ad aprire le persiane delle seconde case.

Luca Patrian, 48 anni, titolare dell’unico negozio di generi alimentari, rimane un vulcano di idee per spuntarla: dagli aperitivi in negozio ai raduni di moto. “Ci siamo inventati pure l’angolo del gelato, l’ultima novità, per portare un po’ di movimento e devo dire che sta funzionando, soprattutto al pomeriggio” spiega, mentre Alvise, con i suoi capelli bianchi, ride e scherza con lui, come è consuetudine fare dove i rapporti con i clienti sono ancora genuini e diretti. Il discorso poi ricade sul punto che duole, Luca conferma con ironia che “Camandona pullula di gente” e l’amico lo sostiene “Già, ci è rimasto soltanto il clima fresco”.

Parte poi la presentazione di un nuovo salume, magro, buono, estivo, mentre in negozio entra un uomo che Luca chiama “nonno”, a cui offre un caffè, “che neppure a Milano arriva tanto puntuale”. Ma l’Emilio, così si chiama, lo rimbecca dicendo che in città glielo avrebbero portato a letto, perché lui vive nel capoluogo lombardo, viene a Camandona dal 1992, d’estate.

“Nel Biellese manca buona volontà per far venire la gente – dice tal Emilio -. Servirebbe forse più collaborazione fra gli amministratori locali. Mio figlio, ad esempio, andava in Romagna a praticare sport in un campetto parrocchiale, dove il prete sapeva attirare giovani da tutto il mondo. Eppure era un paesino sperduto. È la mia opinione, ma a Camandona ci vorrebbe un centro per gli anziani e un alberghetto per i loro famigliari”.

È il turno di Graziella e Sandra, due clienti che informano Luca sulle variazioni di orario della spesa, ma te le vedi in città? E poi “ai povrun ien prope restà bùn, Luca”, i peperoni sono proprio buoni.

“Ce la mettiamo tutta – si riprende Luca -. L’estate dei vacanzieri non è ancora iniziata e quindi siamo ottimisti. La chiusura del bar ristorante qui vicino però, che portava su gente, ha influito sul movimento. I cornetti che vendo per rimpiazzare le colazioni sono nulla in confronto. Le persone sapevano di poter contare su più servizi. Adesso sono rimasto da solo e anche se continuo a consegnare il pane e tutta la spesa a domicilio, come ho sempre fatto, la chiusura del locale ha penalizzato anche la mia attività. I giovani ci sono, ma su di loro non si può fare lo stesso affidamento. Si muovono. Arrivano di sera e non sempre”.

Un cliente dimentica sul banco la toma incartata e Luca lo insegue su per la strada, poi con il fiato corto spiega che: “Il bando per riassegnare il locale, che è di proprietà comunale, è andato deserto. Le spese per gestire lo spazio in effetti ci sono, ma mi auguro che qualcuno veda ancora le potenzialità del posto. Anche perché sennò non posso più neppure prendermi un giorno di riposo. Gli anziani ormai si fidano di me, se non garantisco il servizio, creo un disagio non da poco. L’attività va poi avanti con i prodotti tipici, come i formaggi, la birra, le confetture, i dolci, come il ‘Buccuncin ad Camanduna’; prodotti di nicchia”.

Nel racconto di Luca si delinea il ritratto di un paese non d’altri tempi, come verrebbe da pensare, ma esattamente di oggi, di ciò che occorre per far crescere la qualità della vita. Di attenzioni. Di persone amiche. Se solo ce ne rendessimo conto.

fotografie e testo di Anna Arietti
pubblicato su BiellaCronaca.it il 7 luglio 2017
titolo originale: L’ultima idea è l’angolo del gelato
pubblicato su Baffidigatto l’8 luglio 2017
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