Le antiche radici del “Firmino”

Si fa una cucina tipica biellese, vercellese e, perché no, pure torinese, da “Firmino”, la locanda storica dirimpettaia al “cavallo bianco” sistemato nella rotonda alle porte di Cavaglià.

“Facciamo il fritto misto alla piemontese e compagnia bella – te la racconta veloce Isidoro Galetto, 69 anni, il titolare -. Siamo un ristorante, anzi, un osteria di quelle di una volta. I salumi sono di nostra produzione, e poi, con la batosta presa nel 2009 per la crisi, per avere più lavoro abbiamo integrato il servizio con la pizzeria. È così che ci siamo risollevati”.

L’attività è gestita dalla famiglia dal 1999 e ci lavorano tutti, dalla moglie Angiolina al figlio Massimo, che al momento della visita non c’è e spiace tanto da voler quasi rimandare l’incontro, alla figlia Monica, al nipote Andrea, che ha completato da poco gli studi all’Eugenio Bona di Biella, alla nuora Svitlana. A loro si aggiungono cinque collaboratori. “Si lavora sette giorni su sette; chiudiamo soltanto il sabato a pranzo. Siamo sempre qui e siamo stanchi, ma si deve lavorare per pagare i debiti, ‘sennò ‘ambursùmma al tulun’, va tutto a rotoli. Siamo diventati proprietari dell’intera struttura e stiamo preparando nuove camere per l’albergo”.

Da “Firmino” si trova tutto quello che occorre al viaggiatore, compreso il bar. La nomea del luogo però porta al ristorante, ormai famoso. La cucina apre alle 12 e serve pasti a oltranza. Nei fine settimana si deve prenotare, oppure attendere che si liberi un tavolo.

L’attività affonda in radici antiche; Isidoro mostra un quadretto appeso al muro. “Qui c’è scritto tutto” dice. Nel documento si legge che fin dai primi del Novecento, “i pranzi e i servizi di mensa delle feste e dei convegni potevano contare su una organizzazione coordinata da Firmino Macchieraldo di Cavaglià” il che la dice lunga sulle abilità culinarie di tal Firmino che dà il nome al locale.

C’è poi da fare il ritratto di famiglia e Isidoro chiama tutti a raccolta: “Suvvia, facciamo una cosa veloce che poi dobbiamo pranzare pure noi”. Alla discussione assai sbrigativa su chi c’è, chi non c’è e chi non ci vuole essere, Isidoro irrompe ancora con un “facciamo ‘sta foto e non se ne parla più”. Risolta poi pure la questione di qualche “non sono ben vestita”, tutti si mettono in posa dietro ai pentoloni fumanti.

Fare una capatina da “Firmino” è così. Ti fanno sentire come quando pranzi a casa, in famiglia, senza tante formalità. Di lì a breve inizia il servizio. Arrivano i primi clienti. Non c’è proprio più tempo per far girare i pollici, tanto meno per la cronista, che è invitata a fermarsi per il pranzo o a levarsi di torno.

testo e fotografie di Anna Arietti
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PUBBLICATO SU BIELLACRONACA.IT IL 31 MARZO 2017
pubblicato su Baffidigatto il 28 aprile 2017