Accarezzando un musetto peloso

I fiocchi nascita a forma di capretta appesi al cancello sono tredici rosa e sette azzurri. Perché la vita di campagna si racconta accarezzando un musetto peloso, che ti mordicchia la giacca e ti slaccia le scarpe. È il luogo dove vedi la passione farsi mestiere, un modello di sviluppo rurale davvero sostenibile per il territorio biellese.

L’attività di Manuela Zegna, sulle colline di Masserano, inizia un po’ per caso, dalla ristrutturazione di Cascina Cottignano all’allevamento di capre saanen da latte, ottimo per produrre formaggio, fino a diventare azienda agricola e “fattoria didattica”.

“Inizialmente gestivo la cascina come una seconda casa, pure da ristrutturare – spiega Manuela, accarezzando Dunia, la capra che in questo momento ha più bisogno di affetto -. Nella vita mi occupavo di tutt’altro. Lavoravo nel settore dell’informatica. Dopo aver completato gli studi a Milano, ho iniziato a viaggiare. È stato un progetto avviato a Torino che mi ha riavvicinata al mio paese, Masserano. Sentivo la grande città sempre meno vivibile. L’unico animale che potevo tenere era appena un gatto. La cascina del resto aveva tanto terreno; cosa farne? È stato così che mi è venuta l’idea di prendere qualche capra per tenerlo pulito e avrei potuto utilizzare il loro latte; adoro il formaggio. Le creature erano una decina e le ho acquistate sperando che non fossero gravide; all’epoca di capre non ne sapevo nulla. Ho lasciato il mio lavoro a ottobre del 2010 e, pochi mesi dopo, una sera di febbraio verso le 19, mi sono ritrovata con la Rosina, la capra, a gestire il suo, e mio! primo parto. Nessuna delle due sapeva cosa si dovesse fare. Avevo sì trascorso qualche mese in Valsesia per capire come gestire gli animali, ma le letture sulla nascita francamente le avevo rimandate. L’avventura è iniziata così. In seguito mi sono inventata un metodo per mungerle, a mano, ma dopo una settimana, ritrovandomi con le braccia rigide per lo sforzo, ho acquistato la mungitrice”.

Manuela inizia a produrre formaggio per sé, sperimentando, seguendo corsi all’Asl e all’Istituto lattiero caseario di Moretta, in provincia di Cuneo, a cui ne sono seguiti altri specifici per trattare il latte di capra e sulla caseificazione, con istruttori francesi. Nel 2012, dopo essere quasi impazzita appresso alla burocrazia, avvia l’attività. E dire che la richiesta di formaggi caprini nel Biellese è buona, tanto da “far fatica a starci dietro”. “Gli obblighi di legge sono i medesimi, indipendentemente dalle dimensione dell’azienda agricola – dice -. All’inizio le difficoltà erano legate anche soltanto al fatto di essere donna, perché, pur essendo originaria di Masserano, nel tempo ero diventata ‘la milanese che non capisce niente’. Non è poi facile trovare dei buoni collaboratori. Ogni lavoro è concepito secondo precise motivazioni, ma spesso non viene compreso. Sarà pure che sono pignola, ma sono anche ben felice di esserlo, e anche rompiscatole. Sono dell’idea che un lavoro ben fatto, non richieda ulteriori rimaneggiamenti. Produco formaggi freschi, ricotta e yogurt, con caglio vegetale e fermenti auto-prodotti; poche le tome stagionate”.

“I piccoli appena nati li riconosci subito, sono quelli che rimangono più vicini alla madre – e ne indica alcuni intenti a brucare l’erba -. Dopo poche settimane invece se ne vanno a fare comunella con i coetanei, un po’ come per noi nell’adolescenza”. Intorno zampettano Bella con la figlia Fiamma, Morgana con Fata e Nutella con Federico. Tutti i nomi iniziano con la effe perché, come da sua convenzione, ogni anno si rifà ad una lettera. Fra i piccoletti, Manuela segnala Falco, nato una settimana prima, ma di buona stazza che facilmente diventerà maschio da riproduzione. Accanto a lui c’è Farfalla, la tremenda che punzecchia tutti. Le capre non sono animali che conservano rapporti famigliari, anzi. Trascorso il periodo dell’accoppiamento il becco dimostra disinteresse per la compagna. “Diciamolo pure, praticamente non gliene frega più niente – ribadisce senza mezzi termini -. I capretti maschi, poi, sono complicati da gestire e allora sono costretta a venderli ad un costo che copre appena le spese di mantenimento sostenute. Ne ho cinque, di cui tre già castrati, con le dovute premure per non procurargli dolore”. Manuela è attenta e ci tiene a precisarlo. La vita in cascina è così. Ti innamori di loro e poi diventa difficile lasciarli andare.

Oltre il recinto, dal quale sono momentaneamente esclusi, ci sono due pastori svizzeri dal manto bianco, Blu ed Emilio. Osservano; sembrano un po’ invidiosi. Pure Dunia si mostra indispettita e s’intrufola spintonando Manuela alle spalle. La bestiola ha avuto di recente un parto complicato. I suoi piccoli sono morti e ora ha bisogno di coccole.

Attualmente l’allevamento conta una sessantina di animali, ma soltanto le capre acquistate portano l’orecchino identificativo. “Alle mie, nate in casa, non lo metto – spiega -. È una mutilazione, una sofferenza inutile, almeno nel mio caso. Quando occorre fare i controlli per le analisi sul latte, fornisco un elenco numerato con i nomi. Chiamo la capra, che di solito arriva, oppure la recupero io, e l’abbinamento è fatto. Gli animali indossano anche un collarino che varia colore ogni anno”.All’ombra riposano i due becchi, Ciro e Drago, il che porta a riflettere sulla loro presenza nel gruppo. “La questione che sia meglio tenerli distante dalle femmine è tutta da discutere. Per quanto mi riguarda preferisco sperimentare. Non mi affido a ‘come si è sempre fatto’. I miei animali vivono liberi all’aperto e stanno tutti insieme, tranne a settembre nel periodo della riproduzione”.

Un belato si alza più forte degli altri, è Emilia che cerca sua figlia, “quante chiacchiere – sembra dire – statevene un po’ zitte”. La piccola è nata il giorno prima e non è ancora stata battezzata.

Anna Arietti
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pubblicato su BiellaCronaca.it il 27 marzo 2017
titolo originale:  Fiocchi rosa (e azzurri) a Cascina Cottignano
pubblicato su Baffidigatto il 28 marzo 2017
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