“Cento ne pensava e mille ne faceva”

A vederli lì in ghingheri, dietro al banco delle bignole, non lo diresti. Ma a dar confidenza non ne esci più, se non con un vassoio di pasticcini in mano. Perché loro, della Maniscalco Rainero, sono così, un tutt’uno con la pasticceria, con la Valle di Mosso e con le persone che gli capita anche soltanto di sfiorare. E in questi giorni festeggiano cinquant’anni di attività, tappa di un viaggio che consolida esperienza e tenacia.

Era il 1967 quando l’insostituibile Salvatore Maniscalco, che “cento ne pensava e mille ne faceva”, scomparso da due anni, avviava con il cognato Gianni Rainero il laboratorio alla frazione Campore di Valle Mosso, poco distante dalla posizione in cui si trova oggi, dove resiste l’unico semaforo con sette attraversamenti pedonali, che a menzionarli portano bene. Accanto al negozio, sul lato opposto della strada, c’è la “saletta della luna”, che se da fuori già la gusti per la scelta del nome, a varcarne la soglia diventa ispirazione pura; in seguito capirai il perché.

Nel laboratorio, avvolto in un grembiule un po’ consumato e intento a farcire torte, c’è lo zio Gianni, 71 anni, che a ritirarsi non ci pensa proprio, nonostante i suoi 56 di attività, anzi, ribadisce: «Voglio rimanere ancora per un bel po’». Ad occuparsi della parte amministrativa, subentrata alla zia Mirella, c’è Emanuela, 44 anni, che un po’ “pistina” dev’essere. Il marito Massimo, 46 anni, e il fratello Fabio, 50 anni, che si muovono in laboratorio fra creme, impasti e il forno, sulla questione fanno comunella, sostenuti pure dall’affezionata amica Carmela: “È meglio starle distante”. Emanuela e Fabio sono i figli di Salvatore. Il più sognatore dei due fratelli, Fabio, dai “voti bassi in matematica”, avrebbe voluto fare l’agricoltore. Terminati gli studi però, e “smontati gli ideali da ragazzino”, segue le orme di Silvano, pasticciere storico, di cui raccoglie l’eredità seguendo corsi di pralineria e di gelateria. Nella sala accanto a guarnire i bignè s’incontra suo figlio Luca, 25 anni, che rappresenta la terza generazione. Al banco, in pasticceria, c’è la cugina Annalisa, 36 anni, che pur avendo studiato da ragioniera si è appassionata all’attività.

Non c’è niente da fare, mettili tutti insieme, aggiungi una quindicina di collaboratori e ti ritrovi con una grande famiglia, dove forse la spunta soltanto chi fa la battuta più divertente. Ci sarà pure da rimboccarsi le maniche, ma le occasioni per ridere non si rimandano. E allora Emanuela, la dritta, non manca di riportare ciò che si dice in paese: “Soltanto chi è nato a Campore riesce a mangiare il bignè alla crema chantilly senza sbrodolarselo addosso”. Verifica pure, non la smentisci. Il pasticcino è uno dei vanti della Casa. “Gli chantilly si sono distinti da soli – spiegano i due fratelli -; appartengono alla nostra pasticceria mignon e sono i più richiesti”. E Fabio aggiunge: “Non esiste una ricetta segreta. L’accostamento fra la panna zuccherata e la crema pasticciera non è esclusivo, ma nessuno riesce a riprodurlo. L’altra nostra specialità è la lavorazione artigianale del cioccolato per la produzione delle uova di Pasqua”. Anche ad Emanuela piacerebbe “mettere le mani in pasta”, ma il desiderio non viene preso sul serio. Fabio alza gli occhi al cielo e riporta la conversazione sull’ultima nata, la Ruella DeCo: “È una tortina monoporzione proposta in collaborazione con il Comune, che sta andando alla grande. Si è creata una sua clientela di nicchia. Meritano poi la menzione le perle di miele, nate dalla cooperazione con produttori locali di miele, al cui interno si mette crudo. Creiamo una vaschetta di pasta frolla, rivestita di cacao e zenzero, in cui ne inseriamo una goccia allo stato liquido”.

Di chantilly in chantilly, la strada s’è fatta lunga. “Papà è migrato dalla Sicilia all’età di 10 anni; dopo aver lavorato nel tessile si è avvicinato al mondo dei dolci, dove lo zio Gianni imparava da bocia. All’inizio giravano con il camioncino; distribuivano i loro prodotti da forno nei negozi della valle – spiegano ancora -. È partita poi la vendita diretta, con l’aiuto di mamma Rosanna e di zia Mirella. Sforzi che si sono azzerati con l’arrivo dell’alluvione l’anno successivo, nel 1968”. Nel tempo la famiglia ha poi saputo avviare nuove e decisive collaborazioni che hanno permesso di potenziare il laboratorio e di assumere personale. La stessa “saletta della luna”, di cui si diceva poc’anzi, luminosa e accogliente, realizzata nel 2013 e il cui nome s’ispira al lampadario che ricorda appunto la luna, ben interpreta il loro fare discreto e determinato, accogliendo sulle pareti bianche una favola che, guarda un po’, nomina “gli Alti Pasticcieri Gianni e Salvatore”.

La festa del 50° anniversario si svolgerà sabato 8 aprile dalle 16 alle 18. Lungo il viale adiacente alla pasticceria verrà allestito un banchetto da Guinness dei primati: 50 metri di chantilly, almeno 2.500 pasticcini. Tutti sono invitati a partecipare.

Anna Arietti
riproduzione riservata
pubblicato su BiellaCronaca.it il 21 marzo 2017
titolo originale: Il segreto degli chantilly
pubblicato su Baffidigatto il 22 marzo 2017

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