“Ogni tanto mi sorprendo di me”

Se l’occhio arriva prima della gola, pranzare in villa un po’ di soggezione può metterla. Ma se pure il gestore del ristorante ti sfugge, tanto da non volere neppure farsi fotografare, nonostante sappia a modo suo conquistarti, che fai? Racconti con pari entusiasmo, perché è dove scorgi una mezza strettoia che spunta poi lo scorcio migliore.

La villa dell’Ottocento che ospita il “Ristorante dei Cacciatori” si trova a Valle Mosso, lui invece, che di anni ne ha 47 e che se ne prende cura da una decina, si chiama Alberto Giacomone.

Sempre affaccendato e con “pochi capelli in testa”, che è una delle scuse accampate per sfuggire allo scatto, ti stringe forte la mano e ti accoglie come se stesse aprendo la porta di casa sua. La sala, un tempo adibita a teatro, propone una decina di tavoli da riordinare, segno che fino a poco prima sono stati tutti occupati. Ti fa accomodare e ti pietrifica con un “non ho molto da dirti”. Dietro a quelle parole però c’è un sogno che si realizza dall’istante in cui completa gli studi all’Istituto alberghiero di Trivero, prima girando il mondo, poi gestendo locali nel Biellese, fino a ritrovarsi nella culla dell’industria laniera.

“Da me ci vengono tutti, dai lavoratori di passaggio, piastrellisti, muratori, tecnici, falegnami, agli industriali che ci portano i loro ospiti. L’unico guaio è che sono aperto da lunedì a venerdì; nel fine settimana ci sono su richiesta, per gruppi, perché far partire la macchina organizzativa per due coperti è oneroso. Siamo a Valle Mosso, dove di sera quasi cala il coprifuoco – mentre ascolti, lo immagini a scambiare battute ai tavoli, a intrattenere -. C’è però un altro casino da risolvere, la villa!”. Già, l’ambientazione un po’ imbarazza Alberto, ma da come te la racconta è l’occasione per farti una risata, o per vederci un tocco di glamour.

Essendo una dimora di pregio, già “Circolo dei Cacciatori”, e oggi anche sede del “Rotary club” che promuove azioni solidali, un po’ impegna e non tutti ci mettono piede a cuor leggero. “Ogni tanto senti bussare alla porta, ma quando mai chiedi permesso al ristorante? – e Alberto parte con il mimo – vedi poi sbucare fra lo stipite e la porta, una mano con due dita slanciate al cui seguito la voce di un uomo sussurra: posso? due posti liberi ci sono? Cavolo, dico io, non li vedi i tavoli? Entra, siediti. Che ti porto?”. Grande macchietta Alberto, che ormai ti sembra di conoscerlo da sempre. Dalla cucina intanto arrivano tintinnii di piatti. Lo chef Pietro, che non vuole essere definito tale, perché a suo dire l’appellativo spetta a quelli che vanno in tivù, è già alle prese con i preparativi per la cena.

“Ogni tanto mi sorprendo di me, delle recensioni che mi lasciano sui portali web, nei quali tra l’altro mi ritrovo senza aver chiesto nulla, e del buon passa parola che riporta ospiti e soddisfazioni – si riprende Alberto -. Di questo ristorante non ho cambiato nulla, a parte il servizio e le proposte che mi invento. A gestirlo ci sono io, con l’ottima collaborazione del mio staff, senza il quale non potrei esistere”. Arriva poi un po’ di malinconia; la Vallata non brilla come al tempo del boom economico, quando i “cacciatori” si ritrovavano a fare la foto di gruppo di fronte al grand hotel di Valle Mosso, tutti impomatati, con le camicia bianca e la giacca in lana di fattura propria. Certi edifici industriali sono lì a fare la muffa, non si possono far sparire dall’oggi al domani. Per ironia però, entra in sala il figlioletto di Pietro, indossa scarpe con le luci che mostra orgoglioso e ti racconta che da grande farà buchi con la ruspa e lavorerà di motosega. Alberto gli va appresso, lo asseconda. I “bei vecchi tempi” non torneranno, proprio quelli no, ma altri, grazie alla fantasia di giovani ambiziosi che faranno scavi, sì.

“Comunque sia, sto ricevendo parecchie prenotazioni già per la prossima primavera e ne sono felice. L’accesso al ristorante è libero, non è più un circolo, e la villa, anche se di sera somiglia a quella della famiglia Addams, è aperta a tutti”.

Anna Arietti
produzione riservata
pubblicato su BiellaCronaca.it il 7 marzo 2017
titolo originale: “Entra, siediti. Che ti porto?”
pubblicato su Baffidigatto l’8 marzo 2017

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