È il turno delle uova

La strada per arrivarci è stretta e per un breve tratto pure irta; per certi versi parla già di lei, che non ama raccontarsi. Varcata la soglia del cuore però, le parole le fluiscono e poco alla volta si tratteggia il profilo di una vita disegnata con passione.

Ad anticipare Valentina, 55 anni, che gestisce con il marito Nico il Ristorante e B&B “Il Talucco” sulle colline di Valdengo, si presentano dei cagnolini scodinzolanti. Dinky, chiaramente un cucciolo, Stellina, dallo sguardo timoroso, e Sbaffu, che dei tre pare il saggio. La protagonista compare dopo qualche minuto, avvolta in un grembiule a quadri e con i capelli raccolti, già accaldata nonostante l’aria del fresca del mattino.

“Sembro esuberante, ma sono schiva, timida, corro sempre e mi agito per nulla. Sarà la mia indole. Mi calmo soltanto quando preparo dolci – dice -”. Ed è così che vieni accolta nella sua cucina, quella privata, organizzata come ai tempi della madia, dove però la stufa a legna è spenta nonostante siano giorni d’inverno, seppure gli ultimi. Valentina sente la primavera, certo, come contraddirla? saltella avanti e indietro tra il fornello e il tavolo. Intanto appare chiaro che il finire sul giornale non è fra le sue ambizioni; mettersi in discussioni però, accende il gusto della sfida e quindi si procede.

“Tornata nel Biellese dopo aver trascorso quindici anni in Giappone, dove ero impegnata nel settore della ristorazione, e dovendo ristrutturare casa, ho guardato all’opportunità di avviare un bed & breakfast. Era l’anno 2000 quando mi sono detta: ci provo! All’epoca credo che fossimo in tre a portare avanti un’attività del genere sul territorio. Il boom è arrivato dopo – mentre parla, si avvicina Grattastinco, un gatto nero che ti annusa la giacca e allunga una zampa piena di unghie, quanto basta per far comprendere come si è guadagnato il nome – Gratta, lascia stare l’ospite – lo riprende Valentina -. L’attività è partita nel 2005 svolgendo in contemporanea altri lavori. Ero maestra di sci a Oropa. Poi ho conosciuto Nico, mio marito, e allora ci siamo dati da fare sul serio: dalla ricerca di fondi pubblici, mai ottenuti poiché quando toccava a noi il denaro era finito, alla sperimentazione di diverse formule di ospitalità. Nico nasce chimico, diventa cuoco da autodidatta. Oggi siamo ricettivi a tutto tondo, dal pernottamento alla ristorazione”.

Il valore di poter lavorare in proprio si percepisce anche a guardarla grattugiare la buccia del limone per il suo dolce. Valentina segue un proprio ritmo, sorride volentieri, ti offre il caffè con i biscotti, mentre al naso arriva la fragranza agrumata. Dalla finestra aperta sul bosco entrano ciangottii d’uccelli, che a menzionarli riporta alla mente la presenza di un nido in un anfratto del muro al quale ogni anno fanno ritorno.

“Gli ospiti che ci conoscono da tempo ci descrivono come luogo adatto per trascorrere il fine settimana, sia per le coppie che amano la tranquillità sia per i gruppi che vogliono organizzare una festa. Funzioniamo grazie al passa parola. Accogliamo anche meeting di lavoro, aziende soprattutto straniere che ci individuano come loro base, punto di riferimento per fare business invece di partecipare alle fiere. Hanno una struttura organizzativa spettacolare; ottimizzano i tempi dedicati all’attività professionale, alternandoli a spazi per il riposo e lo svago, con passeggiate nel bosco e cibo sano. Quindi, su richiesta ci siamo sempre, altrimenti apriamo nel fine settimana. Quella che è diventata la moda del vivere bene, da noi è sempre stata una priorità di vita. Abbiamo dedicato cuore, anima e tanto tempo alla creazione di questo nostro paradiso e ce ne prendiamo cura con passione”.

E’ il turno delle uova. Valentina le conta e riconta. A volte si sbaglia e l’impasto non viene. “La società è cambiata, i Biellesi un po’ meno, ma magari questo non lo scriviamo – aggiunge, lanciando un’occhiata d’intesa -. Per quanto ci riguarda, pensiamo di esserci allineati alle esigenze delle persone senza perdere di vista i nostri principi. Il territorio dispone di risorse; quelli che forse mancano sono i corsi di marketing e di comunicazione multimediale. Io stessa ho poca affinità con i social e con le prenotazioni on line”. Il tuorlo finisce in un contenitore, mentre l’albume va in una boule, con un tot di cucchiai di zucchero, pure quelli contati con attenzione. “Tutta questa velocità non aiuta ad affrontare i problemi e allora serve raggiungere un compromesso, senza perdere di vista quello che siamo. Da noi si mangia alla buona e – si fa per dire, perché non ne vedi – abbiamo ancora le galline sotto il tavolo. Faccio la mamma e riassetto le camere, mentre in cucina si muove Nico. Ho imparato che ad innervosirmi mi faccio del male da sola. Ciò nonostante, per stare appresso a tutto capita di scordare il dolce nel forno e di ritrovarlo il giorno successivo buono soltanto per fare compostaggio. La vita ci propone sempre delle difficoltà, ma anche soluzioni”.

L’impastatrice in azione fa rumore, a malapena percepisci quello che dice: le preme che le persone si sentano a proprio agio e si rilassino, poi il giardiniere che le dà una mano la chiama e Valentina schizza via; prima però ti invita a esplorare la casa, come se fosse la tua. Alle camere del primo piano arrivi percorrendo una scala in legno, quelle belle, di una volta. I colori caldi, dallo stipite rosso di Adrianopoli delle finestre ai complementi d’arredo rustici, ai pavimenti in cotto o in legno intarsiato, frutto di un restauro conservativo, mettono addosso la voglia di intrattenerti, ma il telefono squilla e dalla redazione ti riportano subito con i piedi per terra.

 Anna Arietti
pubblicato su BiellaCronaca.it
l’8 marzo 2017
titolo originale: La priorità del “vivere bene”
pubblicato su Baffidigatto il 9 marzo 2017
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