Quando i suoni raccontano le immagini

I pensieri gli scendono nelle braccia, raggiungono le dita e sfiorano la tastiera per diventare parole e suoni. Vola ad ali dispiegate tracciando nuove traiettorie. Glielo si legge in faccia, anche se lui forse non lo sa. Stefano Risicato, 14 anni, di Cerrione, frequenta il primo anno del Liceo Linguistico di Biella ed è un pianista in erba. È anche cieco, questo però conta davvero poco, anzi nulla. Va detto soltanto perché la carica emotiva che porta con sé sprona a riflettere su come a volte certi che dicono di vederci benissimo, poi si comportino da “non vedenti”.

Stefano da tre anni frequenta il laboratorio “Storie in musica” di Scuola Sonoria di Cossato dove impara a interpretare i racconti, alcuni dei quali scritti da lui stesso. È seguito da Riccardo Ruggeri, docente e talent voice, che spiega: “È un ragazzo in gamba e suona discretamente il pianoforte. Dall’esecuzione di musica classica è passato al pop, al rock e al jazz. Stefano ha sviluppato capacità e padronanza con lo strumento, del resto è arrivato a scuola già dimostrando qualità musicali; sente il ritmo, ha la giusta intonazione e possiede orecchio. Partendo da queste sue caratteristiche è nata l’opportunità di sonorizzare i racconti, anche scritti da Steven Spielberg – alias Stefano; in aula si scherza, perché l’atmosfera è sana, leggera nel modo giusto -. Insieme abbiamo elaborato diverse idee; analizziamo i brani che diventano dei mezzi e componiamo canzoni. Lavoriamo in gruppo, perché la musica è un’attività collettiva, sviluppa l’ascolto e migliora le relazioni con gli altri, oltre a far divertire”.

Stefano ascolta l’introduzione seduto su una sedia. Appena coglie una pausa nel discorso, prende la parola. “Ne ho scritte due di storie. Una racconta di un bambino che vuole andare sulla luna e l’altra parla di un macchina impastatrice che si rompe. Sono vicende che immagino nella mia testa e poi ci aggiungo la musica elettronica, dei rumori, dei suoni”. Fra le mani stringe la master keyboard, la tastiera che permette di richiamare i suoni contenuti nel computer. Alla sessione di studio partecipano le cantanti Giulia Ellena e Matilda Perin, entrambe di 17 anni. La prima suona anche il pianoforte; la seconda viene definita dal prof la polistrumentista. “Partiamo dal testo – nello specifico si prende in esame ‘Il Piccolo Principe’ di Antoine de Saint-Exupéry -; immaginiamo la vicenda e introduciamo i suoni che la possono rappresentare. Registriamo la voce narrante”. L’audio propone Stefano mentre legge un passo del racconto, a cui sono stati aggiunti degli effetti sonori. La sperimentazione entusiasma davvero, anche chi di musica ne capisce poco. L’elettronica permette di accompagnare il testo in modo imprevedibile e si comprende come i suoni possano descrivere le immagini quanto le parole.

“È un percorso di ricerca che sviluppa l’immaginazione – prosegue Riccardo -. Diventiamo consapevoli dei parallelismi che esistono fra le emozioni e i suoni, le immagini e i personaggi. Si lavora sulla creatività che interpreta la realtà. L’attività di gruppo stimola l’accordo, la capacità di analizzare e la comprensione dell’altro. Nessuno prevale; si trova sempre un punto di incontro”. Stefano ama la musica e cita diversi autori e gruppi che segue. “Ascolto Biagio Antonacci, Giorgia, Francesco Renga, Ligabue e il gruppo pop rock dei Modà, non dimentichiamoli – dice, con quel sorriso sulle labbra di chi si trova nel posto giusto -. A casa accendo spesso la radio e scarico parecchia musica dal computer. Ho anche la tastiera, ma ultimamente non la uso più tanto”. Per l’appunto, lo riprende Riccardo. “Stefano è bravo quando s’impegna, un po’ meno quando fa l’asinello e salta i compiti”.

Intanto il lavoro svolto in classe verrà registrato e proposto come pubblica esecuzione, proiettando delle immagini. Sarà una sorta di rappresentazione teatrale che segue il filo conduttore de “Il Piccolo Principe”, dove la dedica dell’autore “gli adulti sono stati prima di tutto dei bambini, ma pochi di loro se lo ricordano” cade giusta. Riccardo, il prof, sbocconcella cioccolata e Stefano lo becca “che mangi?”, ma la lezione prosegue. S’immagina la scena nel momento in cui il pubblico entrerà in sala. “Occorre una nota musicale ripetuta, che crei richiamo senza sviluppare l’azione – incalza Riccardo -. Potremmo proporre una scala enigmatica, usatissima nel cinema. Siamo nel deserto del Sahara; dobbiamo imitare il rumore dei passi che calpestano la sabbia, il soffio del vento, il rombo di un aereo che si avvicina”. E quando tutti saranno seduti, lo stato di attesa creato saprà sorprendere.

Anna Arietti
pubblicato su biellacronaca.it il 31 gennaio 2017
titolo originale: Le storie in musica di Stefano
pubblicato s u Baffidigatto il 2 febbraio 2017
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