Torna il vino di Quaregna

A Quaregna si torna a vendemmiare sul serio, non soltanto per passione. E a farlo è un ragazzo di appena 23 anni, di Cossato, ma di antiche origini quaregnesi, neolaureato in viticoltura ed enologia. Si chiama Giacomo Marchiori. Prima di buttarsi a capofitto nell’attività vitivinicola, però, ha giocato a rugby, vincendo con la sua squadra, a Parma, due campionati italiani giovanili.

“Ringrazierò sempre i miei genitori, soprattutto mia mamma, per avermi spronato ad uscire dal Biellese, senza lasciarmi mai solo, e ne prenderò esempio – spiega -. Tre anni fa mi sono iscritto all’Università di Torino alla facoltà di Viticoltura ed enologia, che si svolge fra Torino e Alba. Nel frattempo ho scritto un libro sul vino e uno sui treni, l’altra mia grande passione. Mi sono laureato lo scorso luglio; le vigne invece le ho prese a dicembre. La mia produzione, di Quaregna, sarà la prima a fare ritorno sul mercato dopo tanto tempo, credo che l’ultima risalga al dopoguerra. Si pensi che nell’Ottocento a Quaregna gli ettari vitati erano cento, oggi, pur raggruppando tutte le particelle, soltanto uno”.

Il terreno, interamente coltivato a vigna per duemila metri quadrati, Giacomo l’ha comprato da una persona anziana che non poteva più prendersene cura. Si trova alla borgata Quargnasco.

“Storicamente era un piccolo chioso, una vigna cintata, quindi si chiama ‘Chioso Quargnasco’ – prosegue -. Anche oggi è protetta, ma dai caprioli, golosi di uva. L’altra vigna, prendendo il nome dalla località, si chiama ‘Costa di Ardemo’. Sono impianti vecchi che risalgono agli anni Quaranta, forse anche prima, ma sono un buon inizio. Come enologo li ho rimessi in sesto alla luce delle competenze che ho acquisito con lo studio. Le piante, considerata l’età che si constata dai ceppi grossi, mantengono comunque un buon equilibrio fra i grappoli e la parete fogliare. Hanno sviluppato un bell’apparato radicale, qualità che assorbe molto nutrimento minerale dal terreno. Eseguo anche un po’ di diradamento dei grappoli, ma soltanto dove la pianta lo richiede. Gli unici trattamenti li ho fatti sulla foglia e sui grappoli ancora erbacei, verdi, a base di rame e di zolfo, per difendere le piante dalla peronospera, che quest’anno non è stata facile da dominare. Sul terreno invece cresce erba spontanea. Sono un miracolo della natura. Sono piante nonnette che hanno tanto da dire e poco tempo per farlo. Vanno accompagnate senza strafare e loro mi danno ancora un risultato. Del resto, il terreno biellese è acido, ha un ph intorno al 4,5, che dona sapidità ai vini. E’ una caratteristica pazzesca, quasi unica, che vale per tutto l’Alto Piemonte e si ritrova soltanto in altri due o tre luoghi nel mondo”.

I vitigni sono di Barbera, Freisa, Croatina e Nebbiolo che, fra tutti, è quello che meglio assorbe le qualità del terreno, come dice Giacomo: “E’ un’uva eccezionale. Gli acini hanno poco colore, ma sono bellissimi. Si sentono profumi di viola e di rosa. La loro struttura dà vini eleganti e la pianta è molto bella da vedere, con quel suo portamento fogliare eretto”.

La vinificazione sarà una unica, come si faceva una volta. L’auspicio è di poter ottenere una resa fra uva e vino pari al 70%. Intanto il processo prosegue in cantina, a Cossato, dove Giacomo ha attrezzato un locale sanitizzato. Sul muro si legge la data di costruzione: 1910. E’ dotato di tutto il necessario, dalla pigiadiraspatrice alle pompe, dalle vasche al torchio, ancora realizzato dal bisnonno, costruttore di quel genere di macchinario.

“Inizio il processo di vinificazione in questi giorni e imbottiglierò a maggio. Ho scelto la borgognotta come tipologia di bottiglia. Uscirò sul mercato con un marchio mio, ‘Ca’ Nossa’. Sarà un vino rosso da tavola, il ‘Balengo’. Per poterlo chiamare “Quaregna”, etichetta di cui si trova documentazione storica, dovrò seguire il disciplinare della ‘Coste della Sesia’. Sarà una produzione molto di nicchia, stimo seicento bottiglie; rinnovando poi l’impianto conto di poter raddoppiare la produzione. Sono convinto che dalle mie vigne sulle colline di Quaregna, così ben esposte al sole, possa nascere un grande vino. Sono soddisfatto del lavoro che ho svolto finora e sono anche emozionato. Avevo già vendemmiato con il nonno, ma questa è stata la mia prima volta da produttore”.

Accanto ai filari, troverà posto anche qualche pianta di melo Rigadin, la varietà autoctona di Quaregna, “per salvaguardarla”, dice. La spiegazione, a tutto campo, fornita da Giacomo, unita ad una grande abilità comunicativa, è ricca di passione. Utilizza termini tecnici precisi, che sa rendere comprensibili anche al profano. Coinvolge quando dice: “E’ fondamentale trasferire il sapere nei giovani. Non porta da nessuna parte trattenere i segreti; tanto un giorno tutto dovrà essere passato ad un successore, che va formato”. Anche dove non può ancora avere sufficiente esperienza, Giacomo dimostra di saperne parecchio, andando a saziarsi di scienza.

Anna Arietti
pubblicato su BiellaCronaca.it il 3 ottobre 2016
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