“Lo sterco di vacca non è corrosivo”

I margari, questi orsi. Verrebbe da buttarla lì, così, senza tanti peli sulla lingua. Ma non sarebbe onesto, anzi, è un’idiozia che va sotterrata con un po’ di buona informazione. Saranno pure riservati, schivi; in fin dei conti mica possono tradire la storica nomea biellese. Vivono senza tante pretese. Avvicinarli non è scontato, è vero, entrare in certi argomenti che gli stanno a cuore ancora meno, ma basta superare le apparenze per scoprire persone sagge che guardano oltre certe banalità, di una gentilezza un po’ all’antica, ma morbida che nulla a che fare con gli abiti ruvidi che portano addosso, sulla pelle, e a volte anche sul cuore, per non sentire le smorfie della vita o di quelli che non li vogliono capire.
Pier Flavio ha 46 anni e alla borgata Rolando di Mosso, con una quarantina di vacche fra manze e vitelli di razza bruna, da latte, produce il formaggio “macagn”, quello che si pronuncia alla piemontese per distinguerlo dalla lavorazione del maccagno dei caseifici, anche se la questione rimane aperta, non è ben definita. Il latte appena munto, intero, altrimenti diventerebbe toma, si lavora d’estate in alpeggio e d’inverno in cascina.

“Sono allevatore da sempre – spiega -. Già i nonni, e anche prima, avevano le vacche; un tempo tutti qui le avevano. Quello che fa male è la mancanza di coerenza. La gente vuole il formaggio buono, ma gli fanno schifo le cacche lasciate per strada dagli animali. Non è acido corrosivo, dico io; un po’ di pioggia e lo sterco se ne va”. Appunto, lui non lo dice chiaramente, è fin troppo garbato; ma alle fiere del bestiame s’incontrano mamme, papà e nonni, con i bimbi in braccio, a commentare quanto sono belle le “mucche”, ma queste creature, per arrivare all’esposizione o al pascolo, non possono volare.

“L’azienda agricola è portata avanti da me e da mia sorella Maria Grazia. Poi c’è Camilla, la mia compagna, che è veterinaria; anche lei proviene da una famiglia di allevatori. Non abbiamo orari, né feste. E’ un mestiere pieno di imprevisti che ti complicano la vita, come la vacca che partorisce di notte o quella che ti spacca l’abbeveratoio e ti allaga la stalla. Se decidi di andare via una volta, stai pur certo che capiterà qualcosa che farà desistere – e poi c’è il formaggio, un’opera d’arte -. Dopo aver fatto la cagliata, la si lascia riposare quarantacinque, cinquanta minuti. Poi la si scalda fino a raggiungere la temperatura che va dai quarantacinque ai quarantotto/quarantanove gradi, in estate. Uso il termometro, che è così comodo (non più la mano! ndr). La cagliata va rotta, prima in modo grossolano, poi, mescolando, la si riduce a pezzi piccoli. Dopo averla fatta riposare, si mette nella forma (facéra, faciùra, ogni valle la cita in modo diverso, ndr) e la si mantiene al caldo, coperta, a sgocciolare per almeno dodici ore. Dopo altrettanto tempo in asciugatura si porta in cantina, a stagionare, e si sala”.

Agli animali ci si affeziona. A dicembre è mancata la mula Franca, aveva 31 anni. Di lei se ne parla quasi come se fosse una persona, un’amica. Nel trasporto agli alpeggi adesso danno una mano la Tosca e la Mora.

“Se ti sai accontentare, ci sono tante piccole soddisfazioni che però sarebbe meglio tenere per sé o si rischia di non essere capiti, come vedere le vacche al pascolo che mangiano bene, vivere la nascita di un vitellino o stare in alpeggio, dove si fa tanto duro lavoro, ma senza gli impicci che si hanno in paese. Ogni anno non vedo l’ora che venga aprile. Guardo la montagna e quando vedo spuntare un po’ di verde, so che presto arriverà il tempo di salire. I pascoli estivi si trovano ad Alagna, in Val Sesia, fra gli alpeggi Fum Bitz, Faller e Testanera. Appena nostro figlio crescerà un po’ porterò pure lui”.

In pianura, secondo Pier Flavio, è diverso. Dice che tanti ragazzi si sono fatti prendere dalla passione per le attrezzature agricole. “Io no – prosegue -, preferisco il pascolo. Loro forse fanno una vita più facile. La stalla lega tanto. In pianura ci sono dei signori allevamenti, ma c’è anche spazio; a Mosso si ragiona nel piccolo. E poi c’è troppa burocrazia che fa perdere tempo. I finanziamenti sono aiuti che ci aspettiamo e che sarebbe giusto arrivassero a tempo debito e non in ritardo, come avviene, perché nel frattempo i conti si devono far quadrare. E così, senza pretese, si fa il giro”.

Se si va sul giornale, tanto vale dire tutto. Pier Flavio, tempo fa, aveva sollecitato la posa di due cartelli stradali nelle vicinanze del benzinaio, sulla via principale, che segnalassero la presenza delle vacche, per allertare gli automobilisti. Invece pare che siano stati installati altrove, dove, a suo dire, non circola neppure una capra.

“Nel mio piccolo, faccio del mio meglio. Sono soddisfatto – conclude Pier Flavio – E’ una scelta di vita che ti entra nella pelle. Vedi mio padre, Franco, all’età di 83 anni potrebbe godersi i giorni in modo tranquillo, invece si è preso delle pecore, così, per hobby”.

Anna Arietti

pubblicato su Biellacronaca.it il 13 luglio 2016

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