La provinciale per Valle Mosso come la Route 66

Non occorre fare tanta strada. La versione nostrana di Radiator Springs, la cittadina americana protagonista nel film di animazione “Cars – Motori ruggenti” che ha conquistato bambini piccoli e grandi nel 2006, è dietro l’angolo. Per chi non ne avesse memoria, è un pugno di case costruite lungo la mitica “Route 66”, che collega la costa Occidentale a quella Orientale.

Nel cartone animato, la città pullula di automobili parlanti; gli umani non esistono. C’è vita che impazza, finché un giorno, poco distante da lì, realizzano la “highway”, l’autostrada, che inevitabilmente taglia fuori Radiator Springs, facendola sprofondare in un lento degrado. Una storia da non augurare, tanto meno da vivere. Eppure è successo. Anche se con un terribile ritardo rispetto alle necessità, nel Biellese è stata costruita una via più scorrevole, che però esclude i paesi, rendendoli certamente più vivibili, ma anche più soli, visto che il lavoro scarseggia.

È così che percorrendo la vecchia strada della Valle di Mosso si inciampa nella frazione di Campore. Non è un abbaglio, si inciampa proprio. Nell’unico incrocio c’è un semaforo, che costringe a rallentare e a rimanere fermi per un tempo interminabile. Nell’attesa, spesso accade che dalla strada laterale non sopraggiunga nessuno e ci si domanda a cosa serva stare lì così tanto a lungo. Allora si inizia a capire. L’attesa ha un suo motivo; fa ritrovare il tempo per guardare. Si notano tante serrande abbassate, segno tangibile di un’epoca trascorsa decisamente migliore dell’attuale. Segnali incoraggianti arrivano dalle presenze di un giornalaio, di una pizzeria, di un fiorista e di una pasticceria, adiacente al semaforo. La scelta della posizione, pur sempre determinata dall’effetto commerciale, anche se definita prima del tracollo economico, oggi più che mai ne delinea la ragione. Cosa può trattenere a Campore più di un dolcetto? Farsi prendere per la gola è inevitabile. Due tavolini, di colore verde, invitano ad accomodarsi. Si segue il programma senza fiatare, concedendosi all’ebbrezza pannosa di un pasticcino, che viene suggerito, e agli effluvi burrosi che giungono dal vicino laboratorio.

Poco distante si scorge uno spazio che non c’entra con tutto il resto notato prima. La chiamano “saletta della luna”. A Campore? È da visitare. Musica soffusa, pareti di un candore surreale, arredo minimalista. Ha un non so che di fascinoso, oppure si è finiti sulla luna per davvero. Dal soffitto pende un’enorme palla bianca, la luna appunto, o il lampadario, per chi non ama la poesia. Da un gioco di suggestioni nasce una sorta di confusione che trasporta lontano dalla piccola frazione, ma non troppo; si è sempre nella verde vallata biellese, però la gente sorride volentieri, l’economia guarda al presente con entusiasmo, diversificando l’offerta e si sentono parlare lingue diverse. Alcuni sono turisti, portano le infradito e si ciondolano qua e là con il tablet, pronti a scattare foto. Manuela, la pasticcera, entra. “Dove siamo?”, le si domanda. Lei, stupita, come se le fosse capitato in casa lo scemo di turno: “A Campore”, risponde. Poi lo sguardo finisce su un punto luminoso, fuori: è il semaforo che in quell’istante scatta verde.

È tempo di ripartire. Come direbbe il saggio, certe volte i crucci passano per scrollare di dosso la crisalide e far nascere la farfalla. Il flusso dei mezzi a Radiator Springs, nel finale del film, non è più stato importante. La cittadina è diventata attraente per le qualità delle persone, pardon, delle auto, che la abitano. Anche Campore allora può godere di grande vitalità, quanto è vero che nella fantasia germogliano i semi di ciò che si diventa.

testo e fotografie di Anna Arietti

pubblicato su BiellaCronaca.it il 26/06/2016

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