Il piccolo negozio di Selve

Salvare i negozi per tutelare la vitalità dei piccoli paesi è una sfida sociale e culturale, ma è anche una necessità. Le botteghe non sono soltanto dei punti vendita; offrono una pluralità di servizi alla popolazione che altrimenti sarebbero inesistenti. Ne sa qualcosa Adalberto Mosconi, 74 anni, che gestisce con la moglie Graziella Greggio il piccolo negozio nella piazza di Selve Marcone.

“Facciamo del nostro meglio – spiega -. Teniamo duro per dare un servizio alle persone. Gestiamo l’attività da 49 anni. Abbiamo iniziato nel 1967. Siamo stati fra i primi ad iscriverci all’Ascom, l’associazione dei commercianti, e siamo l’unico negozio in paese. Da noi si trova di tutto, come una volta. Non è solo un alimentari, dove tra l’altro mettiamo qualità. Vendiamo i biglietti dell’autobus e i giornali. Addirittura abbiamo ancora il telefono fisso pubblico, perché il cellulare non riceve il segnale. Andiamo di persona ai mercati generali a scegliere la frutta e la verdura. I formaggi sono quelli delle nostre valli. L’unico prodotto che ci viene consegnato è il pane. Tutte le settimane portiamo un pacco alla Caritas di Pettinengo. Si cerca di dare una mano. Facciamo servizio di ritiro e consegna per la lavanderia e molto altro. Sarebbe ora di chiudere, lo sappiamo. Qualcuno magari ci critica, perché alla nostra età siamo ancora qui, ma fin che la salute ce lo permette cerchiamo di renderci utili. Anche se, in effetti, con cinque nipoti spesso si fanno i salti mortali”.

Adalberto è anche consigliere comunale in paese ed è stato vicesindaco per 35 anni.

“Il negozio vive con pochi euro al giorno, ma questo tanti non lo comprendono – dice -. Si va avanti perché vengono a fare la spesa anche dai paesi vicini. Dopo di noi, di questi tempi, diventerà dura far ripartire un’attività. Selve purtroppo sta morendo. Sono rimasti novantacinque, novantasei residenti. Anzi, due hanno appena lasciato il paese, quindi siamo ancora meno. Abbiamo tante case vuote. Seconde case. Lo so che c’è chi pensa che non ne abbiamo mai abbastanza, ma il nostro essere qui, oltre a dare un servizio, è anche per noi. Il negozio funziona da antidepressivo. Del resto, coloro che chiacchierano saranno poi quelli che più si lamenteranno quando il negozio chiuderà. È sempre stato così. Abbiamo vissuto la stessa storia con altri nostri colleghi. Così funziona il mondo”.

Lo stesso sindaco Maurizio Delsignore dice che il negozio è un punto di riferimento importante, che va salvaguardato. È un luogo di aggregazione.

“Qualcuno addirittura pensa che siamo un istituzione – aggiunge sorridendo Adalberto -, in realtà si va avanti alla giornata, cercando di far quadrare i conti per sbarcare il lunario. La nostra clientela è sempre più anziana. L’ultima persona passata oggi, ad esempio, ha 95 anni e ci tiene a venire a fare la spesa di persona. La capisco, anch’io ci tengo ad essere aggiornato, a conoscere quello che accade nel mondo e visto che vendo giornali, li leggo tutti. Vedo che tanti chiedono aiuti. Noi non ne abbiamo mai ricevuti e ormai neppure li vorremmo più, ma ci siamo gestiti bene ugualmente. L’ultimo bambino residente è nato un anno fa. Diciamo che per il futuro del paese c’è ancora speranza. La mia nonna diceva: ‘fate bene e non temete’, con lo stesso spirito si va avanti”.

testo e fotografia di Anna Arietti

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pubblicato su BiellaCronaca 08 febbraio 2016