“Ragazzi non arrendetevi”

“Ragazzi non arrendetevi per nessun motivo al mondo. Buttatevi nella mischia. Abbiate il coraggio di rinnovare con le vostre idee”. È “Ragazzi non arrendetevi per nessun motivo al mondo. Buttatevi nella mischia. Abbiate il coraggio di rinnovare con le vostre idee”. E’ il monito di Elio Panozzo, classe 1926, sindaco di Cossato dal 1978 al 1989, che oggi dice di sentirsi “vecchietto”, ma ad ascoltarlo sembra di stare di fronte a un dispenser di caramelle. Alcune dolci. Altre alla menta.

Panozzo, ripensando ai suoi mandati amministrativi e alla Cossato di oggi, cosa le viene in mente?

“Il mio intervento è stato sostenuto da un’eredità forte, costruita da chi mi ha preceduto negli anni del dopoguerra, che ha saputo dare al paese l’assetto giusto per crescere socialmente e culturalmente. Sono state amministrazioni preparate, dove la giunta e i consiglieri, compresi i rappresentanti della minoranza, hanno svolto bene il loro compito. Sono stati anni decisivi, con l’acquisto delle ville Berlanghino e Ranzoni e del teatro Micheletti. È stata rafforzata l’attenzione nei confronti della fragilità, delle persone ammalate, con la nascita delle sedi Asl di via Paruzza e della Croce rossa. Si è potenziata la scuola, con una sede del liceo. In ambito sportivo sono nati lo stadio Abate e i centri al Parlamento, alla Picchetta e alla Spolina, quest’ultimo con il contributo di un imprenditore. Il Centro incontro a villa Berlanghino invece, anche se funzionava abbastanza, era stretto. C’erano pregiudizi mentali di natura politica. Quando di recente ha traslocato, sono stato felice. Una pagina triste l’abbiamo scritta con il fallimento della ditta che costruiva le case operaie a Lorazzo, ma siamo stati anche fra i primi a proporre la raccolta differenziata che iniziava già nel 1982 nelle scuole, con la raccolta della carta, grazie all’iniziativa di un assessore giovane e irrequieto. Mi ricordo di quella volta che siamo andati a ripulire un’area verde. Ero stato tacciato di volermi mettere in evidenza, ma ero là per dare un esempio, per incentivare alla pulizia, altro che evidenza. Enrico Berlinguer mi ha insegnato che non dobbiamo mai chiuderci in noi stessi. La mente va tenuta aperta. Ho litigato tanto per difendere questi valori, anche con i miei del partito, e ho mandato giù rospi. Non condividevano la mia vicinanza alla minoranza. Finito il consiglio però eravamo di nuovo amici. Non c’era faziosità, c’è sempre stata attenzione ai rapporti umani, anche con la popolazione, e tutto questo continuo a ritrovarlo oggi, nonostante le opportunità d’azione siano cambiate, ma non solo per Cossato”.

Elio Panozzo partecipa nel 1944 alla lotta di liberazione partigiana. In seguito, da operaio tessile assume il ruolo di sindacalista. Dagli anni Novanta in poi si impegna in attività di volontariato e diventa presidente Anpi Cossato Vallestrona. Forte di un’esperienza tanto varia, come vede il futuro di Cossato?

“In tanti me lo chiedono, ma siamo vincolati dalle vicende nazionali. Spiace vedere che i tagli siano stati lineari e non soltanto dove meritava. Spero che il cambio di tendenza a cui assistiamo si consolidi. Mi spiace anche aver ascoltato le recenti esternazioni di un assessore, che ha straparlato del mio operato. Non mi aspetto riconoscimenti, ma almeno un po’ di obiettività. Si è fatto tanto per il futuro di Cossato e si vede nelle opere, come ho avuto modo di spiegare poc’anzi. Per la città auspico una maggiore sensibilità nei confronti degli immigrati. Siamo tutte persone e il movimento a cui assistiamo è una tragedia. Ci sarà pure chi specula, ma i casi si possono individuare. L’immigrazione porta agitazione in Europa, ma è l’Unione che ci ha garantito pace per un lungo periodo, non dobbiamo sfaldarla, oppure ci ritroveremo nel 1914 o nel 1940. Confido che prevalga il buon senso o finiremo per distruggerci”.

Pensando ai giovani, c’è un messaggio che desidera trasmettere?

“I ragazzi vivono in un mondo tecnologico che noi non avremmo mai potuto neppure immaginare ed è una grande fortuna che va utilizzata, ma è anche un dramma. I computer offrono opportunità, ma le tolgono pure, come il lavoro quando subentrano le automazioni. Il vero problema però credo che sia un altro. Sul territorio mancano impegno e arricchimento da parte degli imprenditori. Lo Stato, a modo suo, penso sia presente, anche se non sempre il Biellese ne beneficia. Invito quindi i giovani a non abbattersi mai, a nutrire fiducia e speranza. Li incoraggio a manifestare le loro idee, ad avere dignità, a gettarsi nella mischia, non solo nella vita di tutti i giorni, ma anche in politica, per rinnovare con spirito nuovo i valori della democrazia, della solidarietà e della fratellanza. Mai come oggi ci sono queste esigenze. Lo so, sembrano solo belle parole, ma per interrompere la sofferenza serve desiderio. Per fermare quei pazzi dell’Isis e le follie sulla bomba atomica della Corea del Nord, serve farsi portatori di valori. Lasciate da parte i rancori e le delusioni. Per risanare il nostro Paese, per vivere felici e meglio, serve una ventata di onestà e di buon costume”. Anna Arietti il monito di Elio Panozzo, classe 1926, sindaco di Cossato dal 1978 al 1989, che oggi dice di sentirsi “vecchietto”, ma ad ascoltarlo sembra di stare di fronte a un dispenser di caramelle. Alcune dolci. Altre alla menta.

Panozzo, ripensando ai suoi mandati amministrativi e alla Cossato di oggi, cosa le viene in mente?

“Il mio intervento è stato sostenuto da un’eredità forte, costruita da chi mi ha preceduto negli anni del dopoguerra, che ha saputo dare al paese l’assetto giusto per crescere socialmente e culturalmente. Sono state amministrazioni preparate, dove la giunta e i consiglieri, compresi i rappresentanti della minoranza, hanno svolto bene il loro compito. Sono stati anni decisivi, con l’acquisto delle ville Berlanghino e Ranzoni e del teatro Micheletti. È stata rafforzata l’attenzione nei confronti della fragilità, delle persone ammalate, con la nascita delle sedi Asl di via Paruzza e della Croce rossa. Si è potenziata la scuola, con una sede del liceo. In ambito sportivo sono nati lo stadio Abate e i centri al Parlamento, alla Picchetta e alla Spolina, quest’ultimo con il contributo di un imprenditore. Il Centro incontro a villa Berlanghino invece, anche se funzionava abbastanza, era stretto. C’erano pregiudizi mentali di natura politica. Quando di recente ha traslocato, sono stato felice. Una pagina triste l’abbiamo scritta con il fallimento della ditta che costruiva le case operaie a Lorazzo, ma siamo stati anche fra i primi a proporre la raccolta differenziata che iniziava già nel 1982 nelle scuole, con la raccolta della carta, grazie all’iniziativa di un assessore giovane e irrequieto. Mi ricordo di quella volta che siamo andati a ripulire un’area verde. Ero stato tacciato di volermi mettere in evidenza, ma ero là per dare un esempio, per incentivare alla pulizia, altro che evidenza. Enrico Berlinguer mi ha insegnato che non dobbiamo mai chiuderci in noi stessi. La mente va tenuta aperta. Ho litigato tanto per difendere questi valori, anche con i miei del partito, e ho mandato giù rospi. Non condividevano la mia vicinanza alla minoranza. Finito il consiglio però eravamo di nuovo amici. Non c’era faziosità, c’è sempre stata attenzione ai rapporti umani, anche con la popolazione, e tutto questo continuo a ritrovarlo oggi, nonostante le opportunità d’azione siano cambiate, ma non solo per Cossato”.

Elio Panozzo partecipa nel 1944 alla lotta di liberazione partigiana. In seguito, da operaio tessile assume il ruolo di sindacalista. Dagli anni Novanta in poi si impegna in attività di volontariato e diventa presidente Anpi Cossato Vallestrona. Forte di un’esperienza tanto varia, come vede il futuro di Cossato?

“In tanti me lo chiedono, ma siamo vincolati dalle vicende nazionali. Spiace vedere che i tagli siano stati lineari e non soltanto dove meritava. Spero che il cambio di tendenza a cui assistiamo si consolidi. Mi spiace anche aver ascoltato le recenti esternazioni di un assessore, che ha straparlato del mio operato. Non mi aspetto riconoscimenti, ma almeno un po’ di obiettività. Si è fatto tanto per il futuro di Cossato e si vede nelle opere, come ho avuto modo di spiegare poc’anzi. Per la città auspico una maggiore sensibilità nei confronti degli immigrati. Siamo tutte persone e il movimento a cui assistiamo è una tragedia. Ci sarà pure chi specula, ma i casi si possono individuare. L’immigrazione porta agitazione in Europa, ma è l’Unione che ci ha garantito pace per un lungo periodo, non dobbiamo sfaldarla, oppure ci ritroveremo nel 1914 o nel 1940. Confido che prevalga il buon senso o finiremo per distruggerci”.

Pensando ai giovani, c’è un messaggio che desidera trasmettere?

“I ragazzi vivono in un mondo tecnologico che noi non avremmo mai potuto neppure immaginare ed è una grande fortuna che va utilizzata, ma è anche un dramma. I computer offrono opportunità, ma le tolgono pure, come il lavoro quando subentrano le automazioni. Il vero problema però credo che sia un altro. Sul territorio mancano impegno e arricchimento da parte degli imprenditori. Lo Stato, a modo suo, penso sia presente, anche se non sempre il Biellese ne beneficia. Invito quindi i giovani a non abbattersi mai, a nutrire fiducia e speranza. Li incoraggio a manifestare le loro idee, ad avere dignità, a gettarsi nella mischia, non solo nella vita di tutti i giorni, ma anche in politica, per rinnovare con spirito nuovo i valori della democrazia, della solidarietà e della fratellanza. Mai come oggi ci sono queste esigenze. Lo so, sembrano solo belle parole, ma per interrompere la sofferenza serve desiderio. Per fermare quei pazzi dell’Isis e le follie sulla bomba atomica della Corea del Nord, serve farsi portatori di valori. Lasciate da parte i rancori e le delusioni. Per risanare il nostro Paese, per vivere felici e meglio, serve una ventata di onestà e di buon costume”.

testo di Anna Arietti

fotografia messa a disposizione da Elio Panozzo (immagine con la nipote Valentina)

riproduzione riservata

pubblicato l’8/01/2016 su BiellaCronaca