Parigi, emozioni forti da gestire

“Ho paura. Lo so che non si dovrebbe, serve reagire, ma l’emozione è forte da gestire”. A pochi giorni dall’attentato di Parigi, Lucia, 44 anni, residente da diversi anni nella capitale francese ma originaria di Cossato, racconta dell’attacco terroristico di venerdì.

“Ieri sono andata al lavoro a piedi, di solito prendo la metropolitana – dice -, ma in questi giorni proprio non ci riesco. L’atmosfera che si respira a Parigi è di sbalordimento totale. Non so neppure come descrivere che cosa significhi. Le persone camminano per strada guardandosi intorno. Anch’io non ho potuto fare a meno di pensare: ma se adesso si mettessero a sparare di nuovo, cosa faccio?”.

Lucia vive nel cuore della capitale, non troppo distante da place de la République, dove in queste ore la popolazione sta lasciando migliaia di messaggi di solidarietà per le vittime.

“A gennaio, l’attentato alla sede del giornale satirico Charlie Hebdo aveva colpito la stampa, i giornalisti, una categoria – prosegue -. Questa volta è diverso. Nel mirino sono finite le persone, la popolazione. Noi. Sono stati colpiti luoghi della città frequentati da tutti, soprattutto dai giovani, visto che è accaduto di sera”.

La gente sta cercando di reagire, ma non è facile. “È importante tenersi impegnarsi con qualcosa, non fermarsi troppo a pensare. Non dobbiamo stare davanti alla televisione ad ascoltare e a guardare notizie terrificanti. L’atmosfera in queste ore a Parigi è molle. Il morale è a terra. Per il momento non si osa fare un granché. Domenica in città c’era un bel sole, di solito si esce, molti vanno al parco; noi ci siamo accontentati del terrazzo. Non c’era voglia di fare; almeno, così è stato per la nostra famiglia. So che tante iniziative in programma in questo periodo sono state annullate. Siamo anche vicini al periodo natalizio e a Parigi di solito si respira un’aria gioiosa. Adesso, invece, c’è esitazione. Sempre domenica i grandi magazzini Galeries Lafayette, una vera icona per il popolo francese, erano chiusi per motivi di sicurezza, oltre che per lutto. È chiaro, il primo pensiero va alle vittime e alle loro famiglie, ma questo è un duro colpo anche per l’economia che già ha risentito dell’attentato a Charlie. È una sensazione molto strana quella che stiamo vivendo – conclude Lucia -. Siamo in un paese apparentemente libero, ma la paura pian piano si diffonde e ci fa diventare prigionieri di un nemico invisibile”.

Anna Arietti

articolo scritto per Biellacronaca  – novembre 2015

foto Pixabay free

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